“Cultura siciliana: miti, leggende e storie” alla Scuola secondaria di primo grado di Vallelunga Pratameno

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VALLELUNGA PRATAMENO – (“Il maggio dei libri 2019”  a cura della Prof. Grazia Maria Iucolino.) –  Alla Scuola secondaria di primo grado” S.Quasimodo” di Vallelunga Pratameno, dell’Istituto comprensivo Vallelunga-Marianopoli retto dalla D.S Prof. Graziella Parello, nei giorni del 23 e del 27 maggio si sono svolte le attività relative al “Maggio dei libri 2019”. La manifestazione, promossa dalla prof. Grazia Maria Iucolino, ha avuto come titolo: “Cultura siciliana: miti, leggende e storie”. Il locale scelto per l’iniziativa è stato quello della Biblioteca scolastica dello stesso plesso S.Quasimodo.  Hanno partecipato all’evento gli alunni delle sei classi e i professori della “S.Quasimodo”.  Gli studenti sono stati guidati verso la conoscenza di alcune leggende siciliane con particolare attenzione a quelle del proprio luogo come “La grutta di lu tauru”, di particolari personaggi popolari come “Giufà” e di miti come Cola Pesce. Miti, leggende e storie che hanno avuto l’onore di essere menzionati nei libri della “Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane” (1871) di Giuseppe Pitrè (1841 – 1916).    La manifestazione del 23 e del 27 maggio, è servita anche a ricordate le figure di grandi siciliani quali i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (di cui ricorreva il ventisettesimo anno della morte), eroi rappresentativi fra i tanti, della nostra terra, vittime della mafia e simboli di speranza per la rinascita del popolo siciliano.   Altri momenti emozionanti sono stati quelli in cui si è cantato tutti insieme prima l’inno nazionale e poi quello siciliano “Madreterra”.    L’intento dell’iniziativa culturale del 23 e del 27 maggio è stato quello di invogliare i giovani alla lettura di libri relativi alla nostra regione, per stimolare nei ragazzi la scoperta delle proprie radici culturali e avere la conoscenza di una terra, come è quella siciliana, ricca di storie, tradizioni e cultura millenarie, in cui l’incontro/scontro con i vari popoli che l’hanno occupata (le famose “tredici dominazioni”) non ha determinato la soppressione dell’identità siciliana, ma l’ha rafforzata, arricchita e resa consapevole di se stessa. Ossia, i siciliani sono rimasti orgogliosamente se stessi nonostante il contatto con altri popoli, anche oppressori, proprio perché hanno conservato gelosamente e tramandato fedelmente alle nuove generazioni la propria cultura ed i propri riti indipendentemente da chi era in quel momento al potere.    E, parafrasando il motto della nostra scuola “Conservare il passato, comprendere il presente, costruire il futuro”, si comprende che solo avendo notevole consapevolezza culturale e psicologica di se stessi, della storia della propria famiglia, della propria Regione e del proprio Stato, si può, oggi, andare incontro a un mondo globalizzato senza esserne inghiottiti e frantumati. Per questo motivo le nuove generazioni devono essere preparate con cura dagli adulti, ed in primis dall’istituzione scuola, per non abbandonare, da sconfitti, desolatamente la propria terra e per saper affrontare le nuove sfide del presente e del futuro al fine di rendere la propria nazione, regione e, in senso più stretto “i propri luoghi natii” più belli e vivibili, in un’ottica di ottimismo e di coraggiosa intraprendenza, tramutando il pessimismo in realismo e utilizzandolo per non farsi sopraffare da ciò che è negativo in modo che, facendo tesoro delle esperienze del passato, si possa diventare finalmente padroni della propria storia e della propria terra.