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Serradifalco. Concluso il primo ciclo di incontri del laboratorio Philosophy for Children condotto dal dirigente scolastico Carmelo Salvatore Benfante Picogna

Redazione 1

Serradifalco. Concluso il primo ciclo di incontri del laboratorio Philosophy for Children condotto dal dirigente scolastico Carmelo Salvatore Benfante Picogna

Mer, 21/10/2026 - 17:02

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SERRADIFALCO. Si è concluso il primo ciclo di incontri del laboratorio Philosophy for Children, condotto dal dirigente scolastico Carmelo Salvatore Benfante Picogna presso l’oratorio San Carlo Acutis, nell’ex Collegio di Maria di Serradifalco, coordinato da padre Gaetano Sfragara, nel quale i bambini hanno scoperto il piacere di pensare insieme. Un percorso di dialogo, ascolto e riflessione dedicato ai bambini dagli otto ai tredici anni al cui centro sono state le grandi domande della vita e la meraviglia di imparare a pensare insieme.

Nei mesi di settembre e ottobre, bambine e bambini di età compresa fra gli otto e i tredici anni hanno scoperto le basi del pensiero filosofico attraverso il dialogo, l’ascolto reciproco e la riflessione condivisa. Il tempo, l’identità, l’amicizia, la felicità, la giustizia e la verità sono stati alcuni dei temi affrontati: questioni che appartengono all’esperienza quotidiana dei più piccoli, ma che racchiudono interrogativi profondi, capaci di accompagnare la crescita di ogni persona. Il laboratorio ha offerto ai partecipanti uno spazio nel quale esprimere liberamente le proprie idee, formulare domande, confrontarsi con punti di vista differenti e scoprire che non sempre esiste una risposta immediata o definitiva.

Perché fare filosofia con i bambini non significa trasmettere loro un sapere già confezionato, ma aiutarli a sviluppare la capacità di interrogarsi, argomentare, ascoltare e costruire insieme nuove possibilità di comprensione. Particolarmente significative sono state le risposte dei bambini alla domanda: «Che cosa vi è piaciuto di più in questo percorso?». Asia ha risposto «fare domande», Serena «ascoltare», mentre Anita ha indicato «scrivere, ascoltare, rispondere». Giovanni ha apprezzato «imparare giocando» e Ginevra ha scelto «riflettere insieme», Benedetta ha molto apprezzato «il clima sereno». Anche Maria Pia ha sottolineato il piacere dell’ascolto.

Parole semplici, ma dense di significato, che restituiscono il senso di un’esperienza nella quale il pensiero non è stato vissuto come un esercizio astratto, bensì come un’attività piacevole, partecipata e condivisa. Fare domande, ascoltare gli altri, esprimere il proprio pensiero e giocare con le idee sono diventati modi per conoscersi meglio e imparare a stare insieme. Ancora più interessanti le risposte alla domanda «Che cos’è la filosofia secondo te?». Per i bambini è «riflettere», «pensare tutti insieme», «cercare risposte», «farsi delle domande», «conoscere fatti nuovi». Ma una delle definizioni più significative è stata «imparare a non avere sempre una risposta». In quest’ultima espressione si coglie forse il risultato più prezioso del percorso: la scoperta che il pensiero non consiste soltanto nel trovare soluzioni, ma anche nell’imparare a sostare davanti alle domande, riconoscere la complessità delle cose e accogliere con curiosità ciò che ancora non si conosce.

La Philosophy for Children, nella tradizione pedagogica inaugurata da Matthew Lipman, considera il dialogo filosofico uno strumento per promuovere il pensiero critico, creativo e attento agli altri. In questa prospettiva, la comunità di ricerca diventa un ambiente educativo nel quale ogni partecipante può contribuire, senza che la sua voce sia considerata meno importante di quella degli altri. L’esperienza realizzata a Serradifalco ha mostrato come anche i bambini possano affrontare questioni complesse, purché siano messi nelle condizioni di farlo attraverso modalità adeguate alla loro età, in un clima di fiducia, rispetto e libertà di espressione.

Il primo ciclo di incontri si conclude, dunque, con un patrimonio di domande, idee e scoperte condivise. E con una consapevolezza importante: educare al pensiero significa anche educare alla relazione, alla partecipazione e alla capacità di riconoscere nell’altro non un interlocutore da convincere, ma una persona con cui continuare a cercare. Perché, come hanno intuito i piccoli partecipanti, filosofare non significa sapere già tutto. Significa, piuttosto, conservare la curiosità di chiedersi il perché delle cose e il coraggio di pensare insieme agli altri.

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