CALTANISSETTA. A cinquant’anni dal diploma, il racconto emozionante di un tempo sospeso, tra goliardia, ricordi indelebili e un’amicizia che sfida i decenni. La tradizione di ritrovarsi a distanza di decenni dal diploma non rappresenta un semplice incontro conviviale o un mero appuntamento sul calendario, ma una esperienza emotiva profonda: la riappropriazione cosciente di una giovinezza condivisa che resiste all’usura del tempo.
Questo pellegrinaggio della memoria trova il proprio epicentro identitario in un vero e proprio rito collettivo in cui il tempo sembra annullarsi non appena i vecchi compagni di classe si incrociano con lo sguardo. A Caltanissetta, a distanza di mezzo secolo dalla conquista del diploma di maturità, un gruppo di ex alunni si è dato appuntamento attorno allo stesso tavolo per una memorabile rimpatriata di classe. L’incontro conviviale si è svolto in un noto ristorante della città, dove i vecchi compagni si sono ritrovati per celebrare cinquant’anni di vita e di memoria condivisa. L’evento è stato vissuto fin dai primi istanti con il sorriso sulle labbra, con qualche immancabile momento di commozione e con il desiderio profondo di riannodare i fili di una storia mai interrotta.
Per i ragazzi «MITICI» della Sezione C del Liceo-Ginnasio «Ruggero Settimo», la storia cominciata nel 1970 ha rappresentato un’esperienza umana ed intellettuale irripetibile. Sono riaffiorati aneddoti scolastici, risate contagiose e vecchie fotografie di classe dai colori ormai sbiaditi dal tempo. In quegli anni si studiava tanto, immersi nel rigore e nella severa preparazione che una scuola classica esigeva per costruire le basi del futuro di ciascuno. Eppure, per la Sezione C, lo studio non era soltanto un dovere scolastico, ma un’occasione quotidiana per stare insieme e divertirsi in modo genuino. La vivacità contagiosa della classe riusciva a rendere meno impegnative e pesanti le lezioni e ad alleggerire persino i momenti «drammatici» delle interrogazioni. Di fronte alle insidie delle versioni dal latino e dal greco, la fantasia e l’ingegno si accendevano, trovando spunti rocamboleschi pur di riuscire a copiare dai compagni più preparati.
A scandire quelle giornate indimenticabili vi erano trovate di una comicità innocua ma esilarante, entrate di diritto nel mito della classe. Come dimenticare la volta in cui un compagno varcò la soglia dell’aula travestito da muratore, completo di cazzuola e attrezzi del mestiere, o quando, a suon di musica, un altro studente spuntò a sorpresa dall’armadietto del professore tra lo sbigottimento generale. Nelle giornate uggiose di pioggia, poi, per scacciare il grigiore della routine, la classe sapeva trasformarsi in un vero palcoscenico teatrale, mettendo in scena con sottile e irresistibile ironia un improvvisato «funerale di classe».
Tutti questi ricordi sono riemersi con forza dirompente durante lo storico ritrovo di qualche giorno fa, custoditi gelosamente nel cuore di ciascuno e rievocati tra brindisi e abbracci calorosi. In quell’atmosfera carica di sentimenti intensi, un pensiero particolarmente affettuoso e commosso è stato rivolto ai compagni assenti e a coloro che purtroppo sono scomparsi nel corso degli anni, il cui ricordo rimane vivo e indelebile nell’anima della classe. Infatti ritrovarsi attorno allo stesso tavolo dopo mezzo secolo ha significato riavvolgere il nastro della vita: le storie personali, le carriere professionali e le famiglie costruite nel tempo che si intrecciano nuovamente con le radici comuni piantate tra i banchi di scuola negli anni della giovinezza. A rendere speciale la serata non è stata soltanto la nostalgia per gli anni ruggenti della giovinezza, ma la riscoperta emozionante di una stima e di una complicità nate tra i banchi di scuola e rimaste del tutto intatte.
Ma anche rievocare i nomi degli insegnanti storici, figure severe ma giuste, capaci di trasmettere non solo nozioni disciplinari ma lezioni di vita, ha suscitato momenti di profonda commozione. La memoria condivisa trasforma la nostalgia in una solenne celebrazione dell’amicizia e della gratitudine verso chi ha contribuito a formare le generazioni di cittadini e professionisti della città. Rivedersi a distanza di mezzo secolo ha confermato che i decenni trascorsi e le differenti strade intraprese non hanno scalfito il valore di un affetto autentico ma piuttosto hanno rafforzato la consapevolezza di appartenere ad una storia comune ad una memoria collettiva capace di vincere le distanze geografiche e il tempo che passa.
La serata si è chiusa con la promessa corale di vedersi più spesso e con la certezza che la storia iniziata nel 1970 continua ad aprirsi al futuro, perché chi è stato compagno di scuola rimane compagno per sempre. I protagonisti di questa storia straordinaria, «I MITICI» della Sezione C del Liceo-Ginnasio «Ruggero Settimo»: Giovanna Alaimo, Francesco Alù, Michele Amianto, Carmela Anfuso, Aurora Anzalone, Mariapia Arcarisi, Rosa Averna, Cinzia Cacciatore, Rosa Crucillà, Maurizio D’Alù, Concetta D’Antona, Salvatore Di Dio, Donatella Gueli, Antonio Insalaco, Salvatore Letizia, Concetta Locascio, Angelo Lo Maglio, Calogero Mirabella, Michele Misuraca, Silvana Morreale, Santo Sapienza, Giovanna Scilla, Zina Spataro, Giuseppe Sportato, Maria Assunta Tomassoli, Rita Trapani, Irene Vassallo, Mario Bruno Vincifora e Stefano Vitello.

