Non sarebbe rimasta “estranea al contesto criminale” ma si è “inserita anche attraverso l’inerzia e la tolleranza dei propri assetti gestionali in un meccanismo agevolativo stabile” che ha favorito la capacità operativa di persone appartenenti o contigue a sodalizi mafiosi e ne ha favorito l’attività di traffico internazionale di stupefacenti. E’ quanto scrive il Tribunale del capoluogo etneo nel decreto con cui ha disposto l’amministrazione giudiziaria per la ‘Europa servizi terminalistici (Est) srl’ società con sede legale a Palermo operante nel settore della gestione, deposito, spedizione e movimentazione di container e merci nei porti di Catania, Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese.
Il provvedimento emesso su richiesta della Procura etnea è stato eseguito dalla Guardia di finanza. L’inchiesta della Procura di Catania si pone a completamento dell’operazione ‘Lost & found’ eseguita dal nucleo di Polizia economico finanziario della Gurdia di finanza etnea su un traffico internazionale di droga che nel 2025 aveva portato all’arresto di sei indagati per narcotraffico. Le indagini delle Fiamme gialle hanno trovato riscontri alle dichiarazioni di due pentiti dei clan Strano e Cappello che avevano indicato il porto di Catania come il terminale di arrivo di ingenti quantitativi di cocaina, sfruttando le movimentazioni commerciali in ingresso. I collaboratori avevano anche riferito di affiliati alla cosca Puntina-Pillera che vi avrebbero operato e che, in cambio del 30-40% della droga ‘estratta’ dal porto avrebbero favorito l’ingresso e l’uscita della sostanza stupefacente. Le Fiamme gialle, coordinate dalla Procura, hanno individuato Angelo Sanfilippo, 60 anni, condannato per narcotraffico, e tre suoi figli che operano nel porto di Catania in qualità di dipendenti della Est srl, impresa che gestisce i servizi di logistica e di movimentazione nella struttura. Angelo Sanfilippo, inoltre, ha ricostruito la Procura, avrebbe avuto rapporti con esponenti di spicco del clan Pillera-Puntina e in particolare con Angelo Di Mauro, detto ‘veleno’, già condannato per associazione mafiosa e traffico di droga. Dalle indagini della Guardia di finanza sono emersi almeno tre episodi di importazione di cocaina per complessivi 215 chilogrammi cocaina e uno tentato, ma non riuscito, per altri 300 chilogrammi della stessa sostanza. Dagli accertamenti, sottolinea la Procura di Catania, è “emerso un rapporto consolidato e datato tra lo storico dipendente Sanfilippo e la direzione della Est srl” e il Tribunale nel decreto parla di un “fattore oggettivo di agevolazione”. Per la Procura, come emerso da intercettazioni, le “strutture aziendali e le aree operative sarebbero state utilizzate per agevolare l’ingresso, l’occultamento e il recupero di carichi di cocaina, avendo la possibilità di localizzare e manipolare i container contaminati col narcotraffico per estrarre il prezioso carico ed esfiltrarlo dal porto”. Un altro elemento citato dall’accusa a carico della società da oggi sottoposta ad amministrazione giudiziaria, sono le spese legali sostenute da Sanfilippo che sarebbero state pagate dalla Est srl per vicende estranee al suo lavoro e il pagamento dello stipendio anche quando era detenuto. (ANSA)

