Sono passati undici anni da quando venne ucciso il venticinquenne Aldo Naro, il 14 febbraio del 2015 durante una rissa avvenuta alla discoteca Goa di Palermo. E nell’undicesimo anniversario, la sorella del medico sancataldese affida a una nota parole per ricordare il giovane. Di seguito la nota che pubblichiamo integralmente.
“Oggi voglio raccontarvi una storia. La storia di un ragazzo, di 25 anni, medico, incensurato, bello come il sole, simpatico come tanti ma intelligente e capace come pochi. Il dott. Aldo Naro era un ragazzo che ha votato la sua vita allo studio e alla bellezza della vita inspiegabilmente ucciso in una discoteca di Palermo undici anni fa. In questo scritto non parlerò di amore ma di come lo Stato Italiano non gli ha dato giustizia, di come la magistratura nell’arco di 11 lunghi anni gli ha negato la giustizia che gli doveva. Aldo Naro è stato massacrato da più di 11 persone con colpi multipli cagionati al suo corpo in più punti vitali: setto nasale, testa, collo, cuore, dorso, schiena. Il processo però non parte per omicidio bensì per rissa con lo stesso Naro denunciato (1 morto e nessun ferito refertato) perché? Perché il medico legale ha stilato un referto in cui si evince che il colpo fatale è stato uno ed uno solo. A distanza di 6 anni si scoprirà che la TAC cranio sulla quale si è basato il referto è “scomparso”. Aldo Naro pertanto verrà esumato dalla sua dimora eterna, la sua famiglia dovrà riconoscerlo a distanza di 6 anni e dichiarare che è lui il loro congiunto. La verità sarà ben diversa: il colpo non sarà uno, e solo uno, bensì tanti, troppi per un’unica persona sopratutto dati da un’unica persona. Tutto questo grazie alla famiglia di Aldo che non ha accettato una verità comoda per tutti tranne che per loro. Sin dal primo momento niente quadrava: le testimonianze, i video (di cui molti scomparsi), le contraddizioni reticenti dei testimoni. Addirittura un testimone si autoaccusò sia in sede testimoniale davanti al PM che in fase di testimonianza davanti il giudice ma per un cavillo giuridico non si è potuto procedere contro di lui, né PM né giudice hanno proceduto contro di lui; perché? Perché in sede testimoniale nessuno gli ha detto che da quel momento non era più un testimone ma un indagato e quindi doveva riferire con il suo avvocato presente. Coloro i quali dovevano investigare hanno dichiarato il falso, ma nessuno ha proceduto contro di loro. Tutto questo ha avuto colpito e amareggiato la famiglia di Aldo che hanno profuso tutto il loro impegno nella ricerca della verità non lesinando energie, sacrifici e dispendio di grandi risorse economiche. Tutto per amore, l’amore di un figlio, un fratello, ho visto alcuni dei magistrati che si sono occupati del caso di mio fratello privi di qualsiasi comprensione e/o vicinanza verso i miei genitori, insieme a me, vittime del più devastante dolore che si possa immaginare, ho visto dopo ogni udienza svanire la speranza in una giustizia giusta negli occhi dei miei genitori, ho visto e sentito dichiarare il falso con documentazione e denunce che lo comprovano totalmente ignorate. Io ho 30 anni e sono la sorella di Aldo. Ho lottato dal primo giorno tramite i social per far avere giustizia a mio fratello, l’amore della mia vita, il futuro della mia famiglia. Non ho nessuna stima di uno stato e di una magistratura che non tutela il diritto fondamentale alla giustizia. Dal primo momento tutti hanno voluto che Aldo venisse dimenticato, che la nostra bocca venisse tappata e che tutto scivolasse via come scivola tutto. Volevamo ricevere delle risposte, ma non è stato così: La magistratura non è riuscita, in 11 anni, a dare giustizia ad Aldo Naro. Oggi abbiamo perso tutti, ma lo Stato un po’ di più. Caro Aldo, non c’è giorno in cui il mio pensiero non ti sia rivolto e prometto che non verrai mai dimenticato.”

