La crescita esponenziale dei contagi per Covid sta mettendo a dura prova l’organizzazione dell’Asp di Caltanissetta.
Ogni singolo cittadino che risulta positivo innesca una reazione a catena nei tracciamenti dei contatti stretti e una necessaria verifica dello stato di salute.
A essere controllati, inoltre, non sono soltanto i cittadini ma anche il personale sanitario.
In questi giorni stiamo ricevendo in redazione numerose segnalazioni di utenti che si sentono “sequestrati” a casa perché ritengono di non avere sufficienti risposte e il personale non riesce a supportare tutte le richieste che giungono fino a loro.
Intere famiglie bloccate a casa che, tra prima segnalazione di contatto, pianificazione temporale del tampone a domicilio o al drive in, verifica dello stato di salute e – ultima ma non così automatica – comunicazione dell’esito dell’esame, possono attendere addirittura più di 20 giorni. Un arco temporale che non “disturba” soltanto perché arriva durante le festività natalizie ma che ostacola le relazioni sociali e attività quotidiane quali la frequenza della scuola (per i minori) o l’attività professionale (per gli adulti).
“A nostro parere il sistema è andato in tilt – spiega il segretario territoriale del Nursind nisseno, Giuseppe Provinzano -. Con gli altissimi numeri di contagi che ci sono in questi ultimi giorni, non si riescono a soddisfare tutte le richieste degli utenti. Il telefono squilla invano e purtroppo nessuno risponde. Ci risulta anche che pazienti positivi al proprio domicilio non abbiano eseguito nessun controllo a distanza di 10 giorni e non ricevono alcuna indicazione per sapere come comportarsi. Ma come professionisti della salute sentiamo la necessità di lanciare un messaggio anche agli utenti, perché mai come in questo momento è necessaria la condivisione delle informazioni e la corretta osservanza delle regole, anche quella di recarsi nei drive in per i tamponi rapidi solo se strettamente necessario”.
“Niente panico”, dunque, sarebbe la strategia più utile in questo periodo al fine di consentire agli operatori sanitari di effettuare soltanto i tamponi strettamente necessari e non quelli che potrebbero essere considerati superflui o evitabili.
I tamponi molecolari o per test rapido che vengono forniti alle singole Aziende Sanitarie Provinciali, inoltre, non sono “infiniti” e già qualche Asp inizia a segnalarne la carenza. Il danno si riversa in principio sugli stessi dipendenti che lamentano i gravi disagi e le risposte che spesso vengono dettate soltanto dalla tensione che si sta vivendo, con particolare intensità, in queste ultime settimane.
“Se vuoi fare un tampone molecolare lo devi pagare, anzi dovresti pagare pure quelli che hai fatto in passato”. Questo è quanto sarebbe stato detto in sintesi agli infermieri nel centro di riferimento per il nord della provincia, per eseguire tamponi molecolari di controllo. Una richiesta che, però, viene avanzata dal personale sanitario alla luce di nuovi cluster di contagio all’interno del S.Elia riscontrati in medici e infermieri del reparto di Cardiologia risultati positivi al Sars Cov-2. Un piccolo focolaio che segue quello registrato in Medicina generale e in Ortopedia”.
Il reclamo del personale sanitario e dei cittadini-utenti, in sintesi, è lo stesso. In entrambi i casi si chiede una risposta chiara, esaustiva e tempestiva da parte dell’attuale gestione della Direzione medica.
“Mi chiedo – ha concluso un cittadino – come mai leggendo i numerosi articoli e lamentele varie il direttore generale Alessandro Caltagirone non diffonda un comunicato per rassicurare ormai le centinaia di persone bloccate a casa che, senza informazioni ufficiali, sono immobilizzate senza poter capire come procedere”.
A influire, infatti, è tutta la sfera personale e professionale dell’intero nucleo che si trova coinvolto dal contagio o dalla quarantena. E i problemi aumentano se in famiglia il lavoro è di tipo autonomo/saltuario o se la persona in quarantena è il caregiver di un soggetto anziano o invalido. Lo “stop forzato e non necessario” potrebbe generare una crisi economica o sociale da non sottovalutare.
A questi si aggiungono i “positivi” che, non sapendo di esse tali perchè in attesa dell’esito del molecolare, possono essere liberi di muoversi, interagire, incontrare persone e aumentare il raggio di contagio.
Come continuare – mi chiedo e chiedo alla dirigenza ASP di Caltanissetta – ad avere ancora la speranza del <<Andrà tutto bene>>?”

