Per Fabiana Dadone, ministra per le Politiche giovanili del governo Draghi con delega alle politiche antidroga, “la produzione” di cannabis terapeutica “non e’ sufficiente, non tutti i medici la prescrivono, non tutte le Asl la rimborsano e questo e’ grave.
Sulla cannabis medica sembrano tutti d’accordo poi appena spunta la parola infiorescenza scatta l’allarme – dice alla Repubblica -. Ci si divide tra pro e contro ma si dimenticano i malati”. Quanto alla cannabis per uso ludico risponde:
“La mia posizione e’ nota, ho sottoscritto una proposta di legge nella passata legislatura sulla coltivazione e l’uso personale. E sul referendum, sposando io gli strumenti della democrazia diretta, credo sia un modo da parte del Paese di accendere un faro su un argomento che nei Palazzi e’ fuori dal dibattito ma fuori e’ molto sentito”.
La ministra parla della convocazione, dopo 12 anni di assenza, della Conferenza nazionale di Genova sulle dipendenze: “Andrebbe chiesto ai miei predecessori perche’ la Conferenza non sia stata convocata cosi’ a lungo… “, “una riforma deve arrivare perche’ su molti fronti non risponde piu’ alle esigenze attuali”.
Anche con il Covid “il mercato della droga e’ l’unico che non si e’ mai fermato”, afferma. Quali sono le emergenze da affrontare oggi?
“Tra i giovani dilagano le nuove sostanze psicoattive. Quel che deve spingerci pero’ non e’ solo tracciare le sostanze e sequestrarle ma colmare il disagio che c’e’ dietro”, risponde.

