Divorzi, separazioni, femminicidi, infanticidi, pedofilia, maltrattamenti, sequestri, riduzione in schiavitù, induzione e sfruttamento della prostituzione, omicidi-suicidi, stalking, violenza sessuale. La gamma contemporanea dei disastri relazionali e soprattutto dei delitti consumati tra le mura familiari è, purtroppo, la più ampia che si sia mai vista. Certo, forse una volta mancava il coraggio di denunciarli, di chiedere aiuto. E non c’erano gli odierni mezzi di comunicazione di massa per divulgare l’emergenza. Ma il quadro di famiglia che ne esce resta a tinte fosche, truculente e aberranti. E a renderlo ancora più cupo è una crisi economica perdurante che punisce le famiglie meno abbienti e riempie di insicurezza anche nel ceto medio e alto.
Un fenomeno, un FattoGlobale non solo italiano che rimane nel totale disinteresse delle istituzioni e della politica. Una volta i partiti politici erano la voce della società, ma hanno perso qualsiasi capacità di cogliere e interpretare i malesseri e i disagi sociali e provvedere per tempo, fermare questo disastro. Considerando che perdipiù la famiglia è il nucleo primario di ogni consorzio umano.
Certamente affrontare un tema del genere non è semplice, ma restare indifferenti è peggio. Difficile perché si tratta di coinvolgere, toccare ed eventualmente provar a cambiare diverse sensibilità: dai principi religiosi al diritto civile, dalla tutela dell’infanzia al ruolo della donna nella società, che l’emancipazione ha complicato invece di semplificare, mettendole in bilico continuo tra carriera e famiglia. Per poi magari scoprire che il marito si è trovato una più spensierata. O con il rischio d’innamorarsi, di trovare rifugio e conforto fuori dalla famiglia.
Ma per fortuna c’è chi ha preso a preoccuparsi del problema. Intanto rilevando l’entità del fenomeno sul piano degli orientamenti e delle tendenze, quel prezioso Censis che il governo Renzi voleva chiudere e che invece da 50 anni (è nato nel 1964) registra puntualmente i mutamenti che attraversano la società italiana. «Dall’inizio della crisi l’Italia ha “perso” oltre 62mila nuovi nati l’anno. Il motivo principale del crollo delle nascite è la sensazione di incertezza economica, diffusa soprattutto tra gli under 35, la fascia più esposta agli effetti della crisi», afferma il rapporto realizzato da Censis e Fondazione Ibsa sul “Diventare genitori oggi” a fine settembre.
Mentre il Vaticano per iniziativa di Papa Francesco ha convocato un Sinodo interamente dedicato alla famiglia i cui primi documenti rilasciati segnano una rottura rispetto al passato e un avvicinamento della Chiesa all’attualità delle mutazioni sociali. Prima definendo i divorziati risposati “parte della comunità cristiana che ha diritto di seguire il proprio pastore”. E cercando quindi una forma per benedire cristianamente le seconde unioni. E dopo aprendo agli omosessuali definendoli “persone di qualità” che rappresentano “una risorsa per la Chiesa” e verso le cui unioni civili la Chiesa “non pone alcun ostacolo”. A dispetto del ministro dell’interno Angelino Alfano che li definisce “un pericolo per l’ordine pubblico” nella circolare inviata ai Prefetti in cui chiede di cancellare i matrimoni gay contratti all’estero e registrati in Italia.
Ancor più significativa, seppur limitata, l’apertura del mondo ebraico maschile, verso una famiglia e una società organizzata intorno alla donna (vedi IlFattoGlobale di Marzo 2013: Donne sull’orlo di una rivoluzione globale). Nella rilettura in chiave femminile delle sacre scritture un rabbino americano editorialista del New York Times, Rabbi Shumuley Boatech sostiene che “l’orgasmo è un diritto della donna e darle piacere è un dovere dell’uomo”, almeno di quello ebreo osservante.
Insomma come al solito manca sempre la politica. E quindi il Diritto Civile, che a parte il divorzio breve non propone altre forme di unione rispetto al matrimonio. Magari più morbide, più aperte, meno conflittuali, che evitino ai coniugi di vivere il matrimonio come una gabbia. Aprire la famiglia, renderla più inclusiva, invece di chiuderla o distruggerla. Soluzione che in un periodo di crisi economica può sembrare assurda ma è invece quella giusta nella misura in cui innesca solidarietà e collaborazione. Di quella solidarietà femminile ormai quasi del tutto travolta dal relativismo individualista.
Mar, 03/02/2026 - 22:16

