MUSSOMELI – “Come una freccia dall’arco scocca vola veloce di bocca in bocca”. In una sua celebre canzone De Andrè raccontava della rapidità della trasmissione delle notizie in un piccolo paesino. Ancora più veloce se la notizia è pruriginosa, piccante, peccaminosa; e quando il chiacchiericcio si sposa con la tecnologia, ecco che diventa impossibile da fermare. Le immagini video, anche se chiaramente fasulle, amplificano il pettegolezzo, quasi lo legittimano. Ed una donna, presa di mira a casaccio, diventa la vittima sacrificale delle malelingue nell’era 2.0. Succede a Mussomeli. Ma stavolta la vittima ha deciso di dire basta, di denunciare apertamente ma anche alle autorità giudiziarie quella trama di allusioni: non sono io- fa sapere- la donna protagonista di un video hard e che adesso gira sui cellulari. Lo ha scritto sul suo profilo Facebook, lo ha pure denunciato alle autorità. La polizia postale starebbe indagando per scoprire chi, artatamente, ha pubblicato il filmato accompagnandone la diffusione con una sentenza. Ma a quella sentenza, la protagonista suo malgrado di questa squallida storia, si oppone. “Non capisco- dice- perché qualcuno abbia messo in giro questa voce, dato che dal filmato si evince che non sono assolutamente io”. Una somiglianza- è giusto chiedersi- può tradursi in un verdetto? Legittimo il cruccio sul quale si arrovella la donna. Maestra, sposata, madre di famiglia. Bella, forse un po’ esuberante, di certo avvenente. Ma purtroppo in questa faccenda che puzza del peggior provincialismo, l’avvenenza viene interpretata quasi come meretricio. “Altro che video hard- ripeterà sul web-. Io lavoro onestamente, mi prendo cura della famiglia e non permetto a nessuno di insinuare dubbi sulla mia moralità. Posso guardare a testa alta tutti, io sono sempre stata e continuerò ad essere una persona onesta e lavoratrice”. Il filmato però continua a rimbalzare da cellulare a cellulare. Watsapp, grazie alla facilità nel condividere i contenuti video, è il mezzo di diffusione perfetto. Al centro della misera vicenda un filmato di pochi secondi, tagliato furbescamente; una donna ed un uomo fanno sesso, ma quando la camera si sofferma sul volto di quella che pare essere un’attrice ecco che il filmino termina di colpo. Sarebbe stata la prova regina che avrebbe confermato le dicerie. Ed invece è la prova del nove che dimostra soltanto che le malelingue di oggi sono brave ad utilizzare la tecnologia quanto a denigrare una donna colpevole soltanto della propria bellezza.
di Redazione 3
Dom, 05/04/2026 - 08:59

