GELA – Questo mattina, mercoledì 26 novembre, personale della Sezione Investigativa del Commissariato di PS Gela, ha dato esecuzione al provvedimento di fermo emesso dal Sostituto Procuratore, presso il Tribunale di Gela, Antonio D’Antona a carico di A. J. ghanese, incensurato, classe 1984, indiziato del delitto di sfruttamento alla prostituzione, lesioni, violenza sessuale e violenza privata.
In particolare, circa 20 giorni fa, A. J. ha invitato una sua conoscente di nazionalità nigeriana di circa 40 anni a trasferirsi a Gela, promettendole un lavoro ed una sistemazione abitativa nel suo appartamento. Pochi giorni dopo, in realtà, la induceva alla prostituzione e le procurava un incontro a domicilio con due clienti che consumavano contemporaneamente un rapporto sessuale con la vittima, corrispondendo allo sfruttatore l’importo di 20 euro ciascuno, quale prezzo dell’attività di meretricio.
Quella stessa notte, l’uomo costringeva con forza la vittima ad avere un rapporto sessuale: il criminale, dopo averla strattonata, aggredita a mani nude e spogliata all’interno della propria abitazione ove l’aveva ospitata, si denudava a sua volta e la violentava, costringendola a dormire finanche nel suo letto.
Nondimeno, il giorno successivo, procacciava con un soggetto minorenne quale cliente che si recava presso l’abitazione ma con il quale la vittima non consumava il programmato rapporto sessuale per la ferma opposizione dalla stessa esercitata.
Sebbene la vittima avesse provato in diverse occasioni a darsi alla fuga, non riusciva nel proprio proposito in quanto l’arrestato, mediante plurimi atti di violenza, le impediva di lasciare l’appartamento in cui l’aveva ospitata, costringendola così a permanervi per più giorni. Sempre con lo stesso intento, in una circostanza, la colpiva ripetutamente con un bastone.
La settimana scorsa, però, la vittima riusciva ad eludere la sorveglianza del proprio aguzzino e con una telefonata al 113 allertare la Polizia che, prontamente intervenuta sul posto, la liberava e dopo le cure del caso la collocava in una comunità protetta.
Dopo un iniziale silenzio, grazie al rapporto di empatia con gli operatori della Polizia di Stato preposti al caso, la vittima decideva di collaborare pienamente, svelando i dettagli della turpe vicenda che venivano immediatamente riscontrati e forniti alla A.G. procedente per l’emissione del provvedimento.
All’alba di questa mattina, a seguito di una tanto complessa quanto delicata attività investigativa, coordinata dalla locale Procura diretta dal Procuratore Capo Dott.ssa Lucia Lotti, e svolta in collaborazione con la Sezione di Polizia Giudiziaria della Polizia di Stato presso la Procura della Repubblica, personale della sezione investigativa del Commissariato, provvedeva a rintracciare A. J. nel centro di Gela, dove veniva messo in stato di fermo ed associato presso la Casa Circondariale, prima che lasciasse la città per ignota destinazione al fine di sottrarsi alle sua responsabilità.
Questa squallida vicenda come più volte evidenziato dalla Polizia di Stato anche attraverso gli Uffici specializzati, conferma che non bisogna mai sottovalutare queste situazioni: occorre essere consapevoli che sono molto rischiose in quanto soggette ad escalation e pertanto le vittime non devono esitare a rivolgersi alla Polizia di Stato, poiché gli operatori sapranno consigliarle e dare un aiuto professionale.

