Obiettivo raggiunto sì, ma con tanta, troppa sofferenza. E anche un briciolo di buona sorte. Perché se l’arbitro spagnolo Manzano avesse assegnato il rigore nel recupero per il contatto Cristante-Mudryk, ci sarebbe stato poco da recriminare. Ci è andata bene.
In realtà, gli Azzurri hanno fatto la partita contro l’Ucraina, dominando largamente il gioco per i primi 60 minuti. Fin quando la condizione fisica ha retto, in particolare quella di Federico Chiesa, imprendibile con le sue accelerazioni da fermo, è stato anche un bel vedere. È stato lui l’uomo più pericoloso della nostra Nazionale e – per parafrasare una storica battuta di Garcia – ora tocca a Spalletti rimettere la Chiesa al centro del villaggio. È dal giocatore della Juventus che l’Italia deve ripartire, cercando di assecondarlo ed accompagnarlo con altrettanta qualità ed abnegazione. Quella che in qualche ragazzo di belle speranze non si è vista contro l’Ucraina.
Ora che la qualificazione è arrivata, il nostro commissario tecnico potrà lavorare più serenamente e dedicarsi a colmare le lacune della rosa. In particolare, a quella del centravanti: quando il livello si alza, infatti, la sensazione è che i nostri attaccanti facciano fatica. I guizzi di Raspadori sono utili, ma rari contro difese chiuse ed organizzate. Scamacca dà sempre la sensazione di essere un prospetto pronto ad innescarsi, ma quando il gioco si fa duro, lui sembra uscire dal campo. Nella Juve Kean si sta ritagliando il ruolo che fino a qualche tempo fa era di Vlahovic, ma per ora Spalletti non lo vede là davanti come riferimento centrale.
La sensazione, dunque, è che forse questa squadra non sia ancora pronta a rinunciare all’esperienza e al fiuto del gol di Ciro Immobile, che – a sua volta – non ha ancora alzato bandiera bianca. Anzi, è pronto a sventolare nuovamente quella Azzurra. Così come “l’oriundo” Retegui, che si è promesso sposo alla maglia Azzurra, preferendola a quella dell’Argentina, e sogna di convincere anche il nuovo commissario tecnico.
Spostandosi sulle fasce, se quella sinistra è molto ben presidiata, quella destra – invece – non trova “padrone”: la bocciatura di Berardi ha fatto notizia alla vigilia della gara contro l’Ucraina, ma solo la seconda parte della stagione emetterà il giudizio definitivo. Zaniolo è stato preferito a Politano, ma – al di là di qualche sprazzo – non ha convinto. Forse i segnali positivi arrivano dal centrocampo: pur orfano di un pezzo da novanta come Tonali, il rientro di Jorginho ha dato ordine in mezzo. Barella e Frattesi abbinano energia a qualità, oltre che ottime doti di inserimento. Spalletti ha anche rispolverato un ottimo Bonaventura. E non dimentichiamoci di Locatelli, in grado di occupare sia il ruolo di vertice basso che di mezzala. Così come Cristante, in caso di necessità.
Pure la difesa ha fatto il suo e nella doppia sfida contro Macedonia e Ucraina e ha dimostrato che anche i ricambi sono all’altezza: Gatti e Buongiorno danno ulteriori garanzie e possono rappresentare valide alternative ai titolari, così come Darmian. È con Di Marco, però, che la nostra Nazionale ha trovato un terzino-regista. Ora si sprecheranno le griglie di partenza per i prossimi Europei, così come le previsioni per la vincitrice del torneo: per saperne di più, si può anche sfruttare il servizio di pronostici sulle partite di calcio dei tipster di Sportytrader.
L’Italia non partirà certamente favorita, ma forse è in queste situazioni che la nostra Nazionale dà il meglio. Un po’ come accaduto nel 2021. E il riferimento non è puramente casuale…

