ROMA – Quello che era solo un sospetto, ora è diventato una certezza: la piccola Gloria Ascia, la bimba di due anni deceduta nel settembre del 2013 al policlinico di Tor Vergata, è stata vittima di una grave negligenza medica.
E’ scritto nella consulenza medico legale appena depositata in Procura: «La bambina, arrivata a Roma dalla Sicilia per essere sottoposta ad un trapianto di midollo, è stata travolta da una concatenazione di errori sanitari. A partire da un catetere infilato nel modo sbagliato, fino ad arrivare ad una vena perforata, un’emorragia non diagnosticata e una lastra toracica letta male». Alla luce dei risultati dell’autopsia, il pm Pantaleo Polifemo, titolare del fascicolo aperto per omicidio colposo, farà presto le prime iscrizioni sul registro degli indagati.
IL DECESSO
L’11 settembre dello scorso anno, accompagnata dai genitori, Gloria è partita dalla cittadina siciliana di Gela per arrivare a Roma. La bimba era affetta da anemia falciforme, una malattia genetica del sangue. Al policlinico di Tor Vergata avrebbe dovuto essere sottoposta ad un trapianto di midollo osseo in grado di salvarle la vita. Tutto era pronto: i sanitari avevano trovato un donatore compatibile al cento per cento. Gloria avrebbe potuto guarire. E invece, le speranze di mamma e papà Ascia si sono infrante ancor prima dell’intervento. Nella sala operatoria del nosocomio, la piccola Gloria ha smesso di respirare subito dopo l’inserimento di un catetere venoso. Un catetere che, secondo l’accusa, sarebbe stato infilato nel modo sbagliato e sarebbe arrivato a perforare una vena della paziente. A detta dei consulenti della Procura «ricorrono profili di censurabilità professionale». Le colpe andrebbero ricercate a più livelli, a partire dal medico che ha eseguito la procedura di applicazione del catetere «lesionando erroneamente la vena cava superiore e il ventricolo destro» della bimba. A quell’imprecisione macroscopica sarebbe poi seguita una serie di errori imperdonabili. E non è tutto: il radiologo incaricato di monitorare attraverso le lastre toraciche il decorso della degente, non avrebbe riconosciuto «il sanguinamento in atto anche se emergeva chiaramente dalle radiografie». Secondo i consulenti, Gloria avrebbe potuto essere salvata. La lastra da cui emergeva con chiarezza la presenza di un’emorragia è stata effettuata alle 14. Ma i sanitari si sarebbero accorti del problema solo un’ora e mezza più tardi, quando le condizioni della piccola erano ormai irrecuperabili.
(Articolo di Michela Allegri fonte ilmessaggero.it)

