Calcio Palermo, indagini procura Caltanissetta: giudice “pilotò” sentenza fallimento

CALTANISSETTA – Due misure interdittive sono state eseguite dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, in merito all’inchiesta sul Palermo calcio. Il provvedimento, richiesto dalla procura di Caltanissetta e’ stato disposto dal gip nisseno. Perquisizioni e attivita’ di polizia giudiziaria a Palermo e in altre citta’ d’Italia. Il provvedimento riguarderebbe l’ex presidente del Palermo Giovanni Giammarva e il giudice delegato alla trattazione dell’istanza. Sospeso per un anno Giuseppe Sidoti, giudice del tribunale di Palermo, che secondo la procura avrebbe salvato il Palermo calcio dal fallimento con una sentenza pilotata. L’accusa è concorso in corruzione, abuso d’ufficio e rivelazione di notizie riservate.

  Al centro una presunta fuga di notizie relativa all’istanza di fallimento del Palermo Calcio, presentata dalla procura palermitana nel novembre 2017 e respinta nel marzo scorso. Agli atti telefonate e rassicurazioni che avrebbero anticipato il buon esito del giudizio. La procura di Palermo recentemente aveva inviato gli atti a Caltanissetta.

Manovre che hanno riguardato in particolare la fittizieta’ dell’operazione di cessione da parte della societa’ ad Alyssa S.A. (societa’ di diritto lussemburghese riconducibile sempre a Zamparini) delle quote di Mepal spa (societa’ detentrice del marchio della unione sportiva) per 40 milioni di euro e alla solvibilita’ della stessa Alyssa S.A. e di Gasda (holding del gruppo Zamparini, fideiussore del credito di Alyssa S.A.). Sidoti, inoltre, avrebbe invitato Santoro ad effettuare nell’elaborato peritale simulazioni in ordine alla integrale svalutazione del credito di 40 milioni vantato dal club, ma solo bilanciando l’eventualita’ con quella della ipotetica promozione in serie A (peraltro non realizzatasi); le criticita’ via via riscontrate dai consulenti tecnici sono state puntualmente riferite da Sidoti a Di Trapani, al fine di consentire alla societa’ calcistica di porre in atto accorgimenti strumentali volti a scongiurare la dichiarazione di fallimento. All’esito della procedura Sidoti ha predisposto un decreto di rigetto dell’istanza di fallimento, da considerarsi “atto contrario ai doveri di ufficio, in quanto adottato in violazione dei doveri di imparzialita'”.
In base a quanto accertato da chi indaga, questa condotta appare essere stata remunerata da Giammarva con una serie di favori, tra le quali il conferimento di un incarico nell’organismo di vigilanza dell’unione sportiva in favore di una avvocatessa palermitana, che sarebbe legata al giudice. Cosi’, il gip di Caltanissetta ha riconosciuto la sussistenza del reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio” e il rischio di reiterazione del reato alla luce “della gravita’ delle condotte poste in essere dagli indagati, dalla loro reiterazione nel tempo e dalla particolare pervicacia e spregiudicatezza dimostrativa del loro inserimento in un contesto di scambi di favori”. Conseguentemente il gip ha disposto nei confronti di Sidoti la misura cautelare della sospensione per un anno dall’attivita’ di magistrato; per Giammarva la misura cautelare della sospensione per un anno dall’attivita’ di amministratore giudiziario e ausiliario del giudice nei procedimenti civili, penali e amministrativi, nonche’ la misura cautelare del divieto di esercitare l’attivita’ professionale di dottore commercialista e di ricoprire incarichi direttivi all’interno di persone giuridiche e imprese. Sidoti risulta indagato anche per abuso d’ufficio per aver conferito, nel corso del 2018, un incarico di curatore fallimentare alla medesima avvocatessa, omettendo di astenersi “per gravi ragioni di convenienza”.

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