Scuola

Pioggia di 100 e lode al Sud, ma gli studenti eccellenti secondo le prove Invalsi sono soprattutto al Nord

Sta montando la polemica sull’inserimento dei risultati delle Prove INVALSI nel curriculum dello studente.

Con il cosiddetto “Decreto PNRR”, recentemente approvato dal Governo, si prevede infatti che gli esiti delle prove standardizzate – che fotografano i livelli delle competenze delle ragazze e dei ragazzi, in materie chiave come l’Italiano, la Matematica e l’Inglese – compariranno anche nel documento che viene allegato già da qualche anno al diploma di quinto superiore.

Secondo qualcuno questa mossa è stata fatta per ridimensionare l’eccessiva “bontà” nell’assegnazione dei voti di Maturità in alcune regioni, specie del Sud Italia. A cui, spesso, non corrisponde altrettanta eccellenza secondo l’INVALSI. Ma come stanno realmente le cose? Il portale Skuola.net ha effettuato un confronto tra gli esiti dell’ultimo esame di Maturità, comparandoli con quelli delle Prove INVALSI svolte dagli stessi studenti qualche mese prima.

Gli esiti della Maturità premiano il Mezzogiorno

Effettivamente, qualcosa che non torna c’è. Se ci si concentra sulle aree del Paese in cui, secondo le commissioni d’esame, ci sono gli studenti più bravi assistiamo al trionfo del Mezzogiorno. Sommando i maturandi che hanno preso i punteggi massimi – “cento” e “cento e lode” – il podio è così composto: Calabria al primo posto (17,5%), Puglia al secondo (15,5%), Sicilia al terzo (14%). Al Nord, invece, gli studenti lodevoli o quasi scarseggiano: la Valle d’Aosta, fanalino di coda, ne ha solo il 3,8%. Tra le grandi regioni, la Lombardia si ferma al 5,5% (circa due terzi in meno rispetto alle prime della classe), il Piemonte al 6,8%, il Veneto al 6,9%. E, più in generale, man mano che si scende attraverso lo stivale, il dato tende a crescere.

Le Prove INVALSI invertono gli equilibri

Esattamente il contrario di quanto avviene secondo l’INVALSI. Cambiando il metodo di valutazione i risultati migliori si registrano proprio al Settentrione, mentre al Sud gli studenti arrancano di più e cala la quota di coloro che arrivano ai punteggi massimi. Giusto per fare un paio di esempi, gli alunni di quinto superiore con un livello 5, il più alto, in Italiano parte da sono circa il 10% di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, provincia autonoma di Trento e Friuli-Venezia Giulia, dopodiché degradando verso il Mezzogiorno, per arrivare a un esiguo 3-4% circa in Campania, Calabria, Sicilia, Puglia. Proprio quelle regioni che spiccano in occasione della Maturità. Qualcosa di simile accade per la Matematica: al Nord quasi ovunque i “livello 5” superano il 20% del totale degli alunni; al Sud si fa fatica a superare il 10%.

“La discrepanza tra le due valutazioni è solo in parte giustificabile dal fatto che si tratta di due diversi metri di giudizio – fa notare Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net – Infatti il voto di Maturità è frutto di un percorso di cinque anni in cui si valuta lo studente in tutti gli aspetti della sua preparazione e in cui entrano in gioco anche elementi soggettivi di valutazione dei singoli docenti. Le INVALSI sono invece prove che ambiscono, grazie ad un certo approccio scientifico e statistico, a raggiungere il miglior grado di oggettività e confrontabilità nel valutare le competenze di base in Italiano, Matematica e Inglese”.

Ciò, però, non vuol dire automaticamente che il provvedimento dell’Esecutivo porterà allo stravolgimento paventato da alcune voci, come quella della CGIL scuola, che parlano di una rafforzamento del ruolo delle prove nazionali “come valutazione degli apprendimenti individuali più che valutazione di sistema, snaturando il ruolo di INVALSI come ente di ricerca e sovrapponendo il suo operato alla funzione docente a cui spetta unicamente la valutazione degli alunni”.

Il cambiamento era prevedibile

Senza addentrarsi nella polemica politica, va ricordato che il curriculum dello studente è stato introdotto nel 2017 dal Governo Fioroni, che ha completato la riforma dell’esame di Maturità sulla scia della “Buona Scuola”, avviata dal suo predecessore. E, fin dall’origine, doveva integrare i risultati delle Prove INVALSI insieme a un sunto delle esperienze maturate dallo studente durante gli anni delle scuole superiori, dallo sport alla musica, dal volontariato al PCTO. Tuttavia, al momento di entrare in vigore, si è rimandato di anno in anno l’inserimento degli esiti INVALSI, fino ad abolirlo definitivamente nel 2020, e solo oggi si è arrivati al ripescaggio.

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