Fatti dall'Italia

15enne venduta e tenuta in schiavitù, arrestata famiglia

Un nucleo familiare, composto da padre di 45enne, madre di 44 anni e figlio 19enne, di origine romene, ma da tempo domiciliato ad Avezzano (L’Aquila) è stato arrestato, alle prime luci dell’alba, con l’accusa di riduzione in schiavitù, aggravata dalla minore età della persona offesa.

La vittima, una 15enne romena, ad ottobre, grazie alla sensibilità dimostrata da una pattuglia del nucleo radiomobile dei carabinieri di Avezzano, che l’aveva trovata in strada a chiedere l’elemosina, è stata già allontanata dai suoi aguzzini che, in precedenza, l’avrebbero presa con l’inganno direttamente dal paese straniero di provenienza.

Attraverso le indagini, sfociate nelle misure cautelari del giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, i militari hanno ricostruito un agghiacciante retroscena della vita della vittima ripercorrendo così, a ritroso, uno squarcio di oltre un anno di violenza. L’adolescente, all’epoca 14enne, sarebbe stata costretta a subire una sorta di affidamento, concordato in Romania dalla propria madre anch’essa indagata e non colpita da misura che, dietro compenso, aveva consentito il suo trasferimento in Italia e la convivenza nella nuova famiglia di connazionali di cui il più giovane dei componenti, per mezzo di rituali rom, era designato come suo promesso sposo.

La ragazza, una volta arrivata in Marsica, nell’estate 2002, sarebbe stata privata della libertà di movimento, dei documenti identificativi e della possibilità di avere contatti esterni. Percossa e malmenata in diverse occasioni, sarebbe stata anche costretta a disbrigare le faccende domestiche per poi essere condotta quotidianamente in strada e, sotto una continua sorveglianza, essere costretta a chiedere l’elemosina poi consegnate ai carcerieri.

L’intervento dei carabinieri, avvenuto ad autunno, ha posto fine a una serie infinita di vessazioni. La giovanissima vittima è stata accolta in una struttura protetta. Tutti e tre gli arrestati sono stati trasferiti in diverse carceri della provincia in attesa di comparire dinanzi al giudice per sostenere l’interrogatorio di garanzia. 

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