Dal Vallone

Bedda bedda Matri di tutti… (di Salvatore Vaccaro)

Ci sono tornato tante volte su quella nostra Mappa, in cui lo chiamano alcuni anziani, sia sul Monte di “Castiddazzu” (Castellaccio) o di “Pulizzieddu” (Polizzello), proprio quello in basso che al Tiranno di “Polizèlo” (Polyzelus) di Gela, nel 473 a.C., fratello di Gelone e Gerone di Siracusa, fu definita allora sulla base dell’Auriga di Delfi nonchè sostenne una guerra in cui decise, forse, quella lontana di “Onface” sulla nostra Montagna (877m) e, poi, venne troncata nella mediazione del poeta Simonide? Oppure, in quel nome di “Polizzello” che fu iniziato, nei primi tre cento anni dopo Cristo, in un piccolo borgo di “Poli” proprio dentro una cappella di “Zelo“, con antichi indigeni di un cristiano cattolico in cui si espresse quella preghiera del Padre Nostro, nonchè in quella gloria di Dio, oltre all’amore della Madre nostra? E, così, non ci riusciremo mai a sapere dopo tanti secoli e secoli di quel lontanissimo dominio di quei greci, dei romani o dei bizantini. Oppure dagli arabi-normanni nonchè, poi, dai baroni nei feudi nella fine del 1200? Chissà!

Con tante piccolissime chiesette, in particolare qui vicine, ci furono un pezzetto sia sul “Castellaccio“, o sulla “Rocchicella“, nonchè alle “Edere” e sulle “Grotte“. Una cappella vi è, oggi, sulla “Bragamè“, in cui c’è ancora quella di Santa Lucia, e ora quasi nuova, ma sicuramente fu un piccolo tempio remoto. Anche, sull’inizio della Mappa, c’è una chiesetta, chiamata, poco conosciuta e molto rarissima, dal nome di quella Cappella di “Masciallorgia“(562m)! Dentro c’è ancora quella Madonnina dei Miracoli, forse inserita, almeno di circa 70 anni fa. Quella “Masciallorgia” fu una principessa con una cerimonia rituale religiosa e sconvolgente della divinità di Demetra o di Orfeo? O fosse in quell’amore della Grande Madre Nostra? E’ un nome difficilissimo, per non dire che è stranissimo, e, forse, di migliaia di anni fa. Intanto, a mezzo chilometro, salendo, qui sopra, dalla piccola chiesetta dei Miracoli si va verso il “Cozzo di Seibetta” (647m), e qualcuno lo chiamano pure “Scibetta”. Ma il nome è, quasi, quello di “Sì bedda“, come uno è uguale a quell’altro di “Bedda” qui vicino nella campagna di Villalba. E’ particolare e dolcissima questa “bedda“, ed immaginiamo sempre a quella nostra bellezza della Grande Madre, oltre alla bontà, alla tenerezza ed all’amore di Nostra Madre.

E nella festa della loro gioiosa di “Bedda bedda Matri di tutti”, come ogni anno, pensandoci da cinque secoli, ci ritroviamo davanti al dolcissimo sorriso materno dell’immagine di “Matri Nustra di lu Miraculi” per ripercorrere in quelle vecchie molto vecchie strade della nostra infanzia; per ricordare quei tempi del tempo nel cuore delle antichissime radici, in silenzio, forse in piedi nudi, o negli occhi della Madre Nostra; per chiedere di proteggerci, di pregare o addormentarci nel vento dell’oblio. E come ho visto quella Chiesa della “Madonna dei Miracoli”, e che si trova dappertutto sia in Sicilia, tra cui a Palermo, ad Alcamo, Mezzojuso, nonchè tanti altri tra i quali delle Chiese di Milano, Venezia, Roma ed in particolare di Napoli che assogmiglia al piccolo quadro sotto alla nostra Madre di Santa Maria dei Miracoli. L’ho rivisto, nuovamente, quei Miracoli della “Cappella di Masciallorgia” ed in tante altre “figuredde“, qui vicino e lontano. Quando ero ragazzino mi sono arrampicato tante volte, aiutato da Vincenzo Maniscalco, per pulire quel dolce bel viso di Madre Mia e Madre Nostra, e mettendomi i miei piedi sulla testa del nostro poverissimo paralitico mi aggrappai sempre e tantissimo dentro quel cuore della Nostra Maria, come per rivederla vicinissima ed estasiandola nell’infinita della nostra e grande immensità! (Salvatore Vaccaro)

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