Attualità

“Noi dentro. Noi fuori”, ragazzi dell’Ipm attori per un giorno con gli studenti del Ruggero Settimo

Anime tormentate. Vite, giovanissime, dentro. In carcere. Ma guardando fuori. A un domani pensabile. Un domani ricco di speranza. Cercata anche attraverso le parole. Lettura e scrittura creativa, che hanno scaldato il cuore e i sogni di quattro ragazzi dell’istituto penale minorile di via Turati, attori per un giorno.

Protagonisti insieme agli studenti, sul palco dell’auditorium del liceo Classico «Ruggero Settimo», di sprazzi di teatro dai forti, fortissimi contenuti umani ed emotivi. Sotto lo sguardo, carico di emozione, dei loro familiari presenti all’evento che, attimo per attimo, avvolto in un rispettoso silenzio scandito dalle note del pianoforte di Corrado Sillitti, ha scosso ogni insensibilità. «Forse abbiamo veramente scritto una storia» la riflessione del direttore dell’Imp, Girolamo Monaco.

Sono andati in scena a conclusione di un percorso, un laboratorio di scrittura creativa, non a caso ribattezzato «Noi dentro. Noi fuori» che fianco a fianco ha impegnato i ragazzi dell’istituto penale minorile e gli studenti della IV AD del liceo coreutico del «Settimo», sotto la guida della dirigente Irene Cinzia Maria Collerone. Laboratorio curato da Rita Stivale con il contributo del cappellano dello stesso Ipm, il sacerdote Alessandro Giambra.

«Un momento di teatro e danza emozionale che induce a riflettere sulla vita e sulla fragilità, così come sulle grandi opportunità che la vita offre a tutti», il pensiero della dirigente Collerone. Per quello che don Giambra ha tratteggiato come «un miracolo della rinascita che accende le luci del cuore».

Poesie, quelle recitate dai ragazzi e non soltanto, racchiuse in un libro «che si apre al mondo… un fiore che si apre e si sfoglia, con radici ben salde nel terreno, ma la corolla libera di volare». Con auspici come «un giorno sarò un ragazzo migliore e aprirò quel cassetto per assaporare la vita». O il desiderio di «imparare, lavorare, studiare e amare. Il carcere è altra esperienza non vorresti averla sulle spalle per poter cambiare».

E poi scorci di quello scorrere della vita dietro le sbarre, «volti tristi che portano maschere, quei volti con l’esperienza chiara, il vissuto che lascia strascichi, pezzi di strada». Dentro il carcere «il sole si spegne ogni volta che lo rinchiudono in una stanza», è un passaggio dei versi recitati dai ragazzi costretti in istituto. «Dov’è il futuro? Lontano bisogna lasciare un pezzo di passato alle spalle. È una scelta. Lascio il brutto al passato e apre il sereno. Arriverà il suo tempo», i loro desideri incarnati. Guardando fuori e al domani dei ragazzi che stanno pagando per i loro errori di gioventù.

Un vortice di emozioni, quello regalato dai ragazzi improvvisati interpreti di poesie, sugellato alla fine da un lungo applauso, tutti in piedi.

Poi due momenti travolgenti di danza coni volteggi degli studenti del Coreutico, rappresentazione della violenza. Con le coreografie di Dominique Cavallaro.

«Uno spettacolo emozionale in cui ciascuno ritrova una nuova dimensione che va oltre lo star dentro un carcere e la scuola… La scuola è aperta a tutti… questo è il dentro e il fuori… opposti che a volte s’incrociano», il sugello della dirigente Irene Cinzia Maria Collerone.

Condividi