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Nunzia Caricchio: quando la scrittura è terapeutica e regala una rinascita umana

L’associazione Culturale “Ipazia” di Visciano ha lanciato un concorso letterario invitando i partecipanti a scrivere un racconto breve sul tema dell’emancipazione femminile e presentare storie di donne che quotidianamente lottano per affrancarsi dal contesto nel quale vivono o che hanno vissuto.

Una tematica che conosce molto bene la scrittrice Nunzia Caricchio, già autrice di 2 romanzi e diversi racconti con i quali ha vinto ben 8 premi letterari.

Ed ecco che l’invito a partecipare, segnalato con semplice un link ricevuto al cellulare da parte di un amico, apre una porta che le consente di raccontare e, al contempo raccontarsi.

Una narrazione breve ma fluida attraverso la quale è riuscita a spiegare come la scrittura sia diventata uno strumento terapeutico per osservare, con concretezza e un pizzico di distacco, ciò che aveva vissuto. Un mezzo che, a suo parere, può diventare un volàno verso la libertà per tutte quelle donne che, come lei, hanno subito le scelte fatte da altri, imprigionandosi, involontariamente, in una vita che le isolava e soffocava piuttosto che aiutava ad emergere.

Quando è andata a ritirare il premio ha detto alla giuria, al presidente dell’associazione Ipazia Antonio Soviero e allo scrittore Lorenzo Marone: “Scrivo per rinascere e non smetterò mai di raccontare questo tipo di storie. C’è chi le definisce troppo crude da leggere e digerire ma, purtroppo, sono drammaticamente vere e avverto il dovere morale di raccontarle proprio come avvengono nella realtà, senza addolcirle oppure oscurare le parti più dolorose”.

Nel suo racconto Nunzia Caricchio ha parlato di come, attraverso la scrittura, ha aperto il suo cuore lasciando uscire tutti sentimenti e le emozioni. Quelle belle, rivolte a uomini e persone speciali che le hanno teso una mano, fatto un sorriso, offerto lo spazio per crescere professionalmente e aiutato a essere ciò che è oggi. E quelle brutte, riferite al passato parlando di una città amata che “tiene nel sangue” ma ha dovuto lasciare dopo che si è intrisa di amarezza e di chi, celandosi dietro un finto affetto e storpiando il suo nome in Nancy, le diceva di amarla ma che nella concretezza quotidiana l’affossava impedendole pensare o agire come desiderava.

Ha raccontato il suo approdo a Caltanissetta e alla Cooperativa sociale Etnos, realtà che l’ha accolta quando un giorno è fuggita via dalla sua città con il bene più prezioso che teneva stretto al petto, suo figlio. Ha descritto della sua nuova famiglia con la quale, adesso, si sente una guerriera vittoriosa perché libera di pensare e di scrivere i suoi pensieri. Ha parlato del suo impegno professionale e sociale rivolto alle donne vittime di violenza, per aiutarle a comprendere ciò che stanno subendo e mostrandole, con la sua stessa presenza, che si può uscire dall’incubo, che si può essere autonome e non dipendere da nessuno.

Ma ha racconto anche di sua nonna, la donna che quando era piccola le metteva in mano una moneta da 2 euro per comprare un quadernetto e una penna e poterle “Cuntare ‘a storia”. Una donna alla quale deve molto e che da poco non c’è più.

“Scrivendo, parola dopo parola, il mio dolore si è trasformato in coraggio e ho capito che l’amore è amore a prescindere dal legame di sangue ha proseguito l’autrice -. Non esiste un’emancipazione femminile o maschile perché tutti devono avere il diritto di essere liberi di esprimersi e se ciò non avviene non bisogna rassegnarsi a vivere nella sofferenza. Il destino ti offre sempre una seconda opportunità e ciascuno di noi deve saperla riconoscere, cogliere e sfruttare seguendo la propria propensione personale. La mia strada è stata quella della scrittura, attraverso essa ho trovato la mia collocazione nel mondo”.

Nella targa del primo premio la giuria ha fatto incidere un estratto del suo racconto: “La penna era l’ago, le parole il cotone. La scrittura mi ha salvato”. Ed è proprio grazie a questa nuova veste che Nunzia Caricchio si è cucita su misura che, adesso, con la realtà con la quale lavora sta avviando un progetto di scrittura terapeutica e aiutare altre donne a diventare le sarte della propria vita.

“Io ho avuto la fortuna di trovare una realtà che mi sostiene ed è giusto che altre donne possano avere la stessa opportunità. Ed è per questo motivo che custodirò con onore e gratitudine la targa ricevuta dall’associazione Ipazia e devolverò il premio economico di 500 euro a progetti destinati a supportare le donne vittime di violenza. Un piccolo aiuto affinché tutte le donne in difficoltà possano vivere il mio stesso percorso di rinascita”.

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