Primopiano

Caltanissetta, il Vescovo Russotto ai giornalisti: “Il coraggio di raccontare la verità è un atto d’amore”

In occasione della ricorrenza di San Francesco Sales, patrono dei giornalisti celebrato dalla chiesa cattolica il 24 gennaio, il Vescovo Mons. Mario Russotto ha voluto offrire ai rappresentanti del mondo della stampa e della comunicazione un messaggio sul quale riflettere.

Un invito rivolto durante l’omelia dell’ormai rituale celebrazione eucaristica che il Vescovo presenzia ogni anno nella cappella del Seminario Vescovile nisseno.

Mettere al primo posto la verità e raccontarla anche se può sembrare scomoda o complessa da andare a recuperare.

Un messaggio fortemente legato alle vicende che nell’ultima settimana hanno travolto non soltanto la Sicilia ma l’intera nazione.

Riferendosi alla cattura del boss mafioso Matteo Messina Denaro il Vescovo ha ricordato che “Denunciare è un atto d’amore perché fa uscire la verità liberando la comunicazione dalle catene della cultura dell’omertà e del favoritismo”.

Troppo spesso e con troppa facilità, infatti, la società civile si rassegna a una logica clientelare nella quale è accettabile che vi siano delle preferenze o delle concessioni a “qualcuno” grazie all’intercessione di “qualche altra persona” che detiene un qualsiasi tipo di potere.

Queste situazioni, invece, per il Vescovo Russotto devono essere “messe in evidenza e condannate perché rappresentano un magma stagnante di tenebre che crea attorno la morte. Ciascuno di noi deve impegnarsi per mettere in evidenza le parole o le azioni di chi contribuisce a donare luce nel mondo e il sale per la terra”.

Un principio valido nel mondo del giornalismo, della comunicazione istituzionale o anche della politica. Queste persone, lasciandosi ispirare dal pensiero e dalle opere di San Francesco Sales, dunque, devono sempre trovare il coraggio di parlare e raccontare chi si è ribellato all’oppressione, chi ha commesso crimini o delitti a svantaggio della società o chi si è speso per il prossimo come, ad esempio, ha fatto Biagio Conte nella sua vita.

E tutto questo può essere raccontato solo se ci si ferma ad “ascoltare con il cuore, accogliere i desideri e le istanze della gente e saperle raccontare con amore ed empatia”. Parlare e agire, dunque, ma soltanto rispettando l’altro e il suo reale bisogno.

Un invito che richiama lo stesso significato etimologico della parola “coraggio” che, appunto, tradotto dal latino invita a “cor habeo”, avere (e agire) con il cuore.

“Dobbiamo rifiutarci di accettare la società contemporanea rassegnata a vivere nel freddo e nel buio. Dobbiamo condannare chi promuove relazioni glaciali che non generano il calore dell’incontro e mantengono il distacco emotivo. Bisogna, piuttosto, vivere una vita dispiegata nell’orizzonte della verità dando voce all’amore, un sentimento che spesso viene seppellito in un angolo del cuore ma che, invece, c’è e chiede soltanto di ritrovare la luce”.

E se questi presupposti di azione con il prossimo sono sempre validi, per il Vescovo Mons. Mario Russotto lo sono ancor di più quando si parla di giornalisti e operatori della comunicazione. “Oggi le persone sono sempre a contatto con i media, ascoltano e si lasciano interrogare da ciò che sentono. Il vostro compito è quello di non smarrire mai la strada ed essere sempre consapevoli del ruolo che avete scelto di portare avanti. Siate, dunque, sempre capaci di ascoltare e parlare con il cuore”.

Nella foto: i giornalisti presenti alla celebrazione eucaristica officiata dal Vescovo Mons. Mario Russotto e co-celebrata dal Direttore dell’ufficio Cultura e Comunicazioni Sociali Don Alessandro Rovello

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