Sicilia nella mappa dei georischi marini. Il “pericolo blu” tra maremoti e vulcani

L’Italia è un paese geologicamente giovane e ancora attivo: per questo frane, terremoti, vulcani, fuoriuscite di fluidi sono molto frequenti nei nostri mari.

E’ la fotografia che emerge dall’Atlante dei lineamenti di pericolosità dei mari italiani, principale risultato del Progetto Magic (Marine Geohazards along the Italian Coasts), presentato oggi alla Camera.

Come accade nella geologia emersa (solo 1/3 del totale del territorio nazionale, il resto è sott’acqua) l’Italia meridionale è la più ‘ricca’ di geologia attiva, con grandi vulcani sia nella piana batiale (Marsili Vavilov, Palinuro) sia negli arcipelaghi (Eoliano, Ustica, canale di Sicilia) – secondo quanto emerge dallo studio – Da non dimenticare che tutti i vulcani insulari sono solo in piccola parte emersi, dallo Stromboli il cui 95% della superficie è sotto il livello del mare al 60-70% di Pantelleria. Faglie sismogenetiche e grandi canyon interessano Liguria, Campania, Calabria, Sicilia e più limitatamente Puglia e canyon sono presenti su tutte le coste della Sardegna.

Le frane sono ubiquitarie, sempre con una prevalenza sul versante sia ionico che tirrenico della Calabria, dove arrivano al valore di una ogni 8 km2.     

FRANE E CAVI SOTTOMARINI, IL PERICOLO BLU – L’Italia, dunque, a causa della sua geologia attiva è caratterizzata da fondali spesso in frana, solcati da profondi canyon dove si riversano valanghe di detrito specie in occasione di terremoti o grandi piene fluviali formando una sorta di fiumi di fango che scorrono sui fondali, erodendoli – rileva l’analisi condotta con il Progetto Magic e illustrata oggi alla Camera – Oppure da stretti (come a Messina) dove forti correnti accelerano facendo migrare grandi dune di sabbia o di ghiaia.

Tutti questi fenomeni possono danneggiare o distruggere i cavi sottomarini dove oggi passa il 99% delle comunicazioni telefoniche e del traffico internet – si rimarca – Cavi, condotte ed altre infrastrutture (ad esempio quelle legate alle energie rinnovabili da onde, correnti e maree) sempre di più verranno installate sui fondali marini e per questo la conoscenza dei georischi è fondamentale per lo sviluppo delle economie legate al mare.  

RISCHIO MAREMOTI – La nostra storia geologica ricostruita nell’Atlante testimonia forti maremoti in Liguria, Calabria, Sicilia e Puglia, con un numero di vittime di molte migliaia per evento nel 1169 (Catania), 1627 (Gargano), 1693 (Sicilia SE), 1783 (Calabria), 1908 (Messina).

Considerando che la popolazione residente sulle coste e l’uso dell’ambiente litorale è stato fino al dopoguerra estremamente limitato, il rischio da maremoto – emerge dall’analisi condotta – si è moltiplicato e quando questi fenomeni avverranno in un futuro che i geologi dicono non può essere molto distante, le conseguenze saranno devastanti. 

GIOIA TAURO, 1977 – L’Atlante ricostruisce anche l’evento del 1977: durante la costruzione del porto di Gioia Tauro, si verificò un collasso delle costruende strutture portuali, dovuto ad una frana sottomarina che causò onde alte fino a 5 metri. La causa – si spiega – fu la sottovalutazione delle condizioni di pericolo dovute alla costruzione di un porto proprio alla testata di un canyon sottomarino, dove i fondali sono intrinsecamente soggetti ad erosione e quindi estremamente instabili. L’attività erosiva alla testata del canyon di Gioia Tauro non si è certo fermata – secondo quanto emerge dallo studio – da allora e ancora oggi minaccia la stabilità della sua imboccatura. 

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