Primopiano

Caltanissetta, Samot: “accompagniamo il malato e la sua famiglia con empatia e dignità”

La morte non è facile da accettare. Non lo è per il paziente, soprattutto se è affetto da una patologia cronico degenerativa con un decorso lento nel tempo, e non lo è per il familiare.

Accompagnare verso la fine della vita, nel modo più dignitoso e consapevole possibile, è un servizio che consente di vivere meglio l’imminente lutto anche se questo potrebbe arrivare dopo qualche settimana, mese o anno.

Chi accetta di prendere in cura questi pazienti deve avere, oltre alle competenze professionali, spiccate qualità umane protese verso l’empatia e l’ascolto attivo. Un’adeguata proporzione tra compassione e distacco che consenta all’operatore di aiutare amorevolmente la persona e i suoi familiari senza lasciarsi travolgere dal dolore che stanno vivendo.

A Caltanissetta, questo percorso è curato dalla SAMOT, un ente del Terzo Settore di respiro regionale che dal 2017 ha aperto la sua sede nel capoluogo nisseno. Nata come centro per cure palliative per malati oncologici la struttura ha allargato le sue maglie per supportare pazienti affetti da SLA, Alzheimer o altre malattie degenerative croniche in fase avanzata.

Si tratta di una realtà che affianca il malato e i suoi caregiver quando la patologia è arrivata in una fase clinica avanzata o terminale‚ irreversibile e rapidamente evolutiva. Cure palliative e bisogni assistenziali per la riduzione della sofferenza fisica e psicologica da attivare con interventi che possano migliorare la qualità della vita dei pazienti negli ultimi periodi.

La presa in carico del paziente passa attraverso il Servizio Sanitario Nazionale e, proprio per questa convenzione con l’amministrazione pubblica, non costa nulla al paziente né alla sua famiglia.

Nel caso in cui una famiglia sentisse il bisogno di essere supportata dalla Samot dovrà rivolgersi al proprio medico di medicina generale che, dopo aver valutato la situazione, richiederà il servizio di cura. Talvolta, invece, è lo stesso Presidio Ospedaliero che presenta la richiesta di “dimissione protetta” sgravando la famiglia da tutte le criticità legate alla gestione della situazione contingente.

La Samot, per inclinazione d’intento, non ha una “casa di cura” nella quale accogliere i pazienti. Si privilegia, infatti, il domicilio come luogo ideale di cure, ambiente confortevole in cui l’assistito ha la possibilità di essere circondato da persone care e dal loro affetto e di mantenere i contatti con il proprio mondo relazionale e il proprio contesto sociale.

Un servizio completo che si basa anche su una perfetta integrazione delle competenze dei vari operatori professionali che abbracciano, in modo olistico, la sfera fisica, sociale, psicologica e spirituale. Per Samot, infatti, è indispensabile anche incoraggiare il confronto e l’ascolto attivo in un clima di accettazione incondizionata‚ tolleranza e relazione tra chi condivide la pena di un lutto.

Sono oltre 60 gli operatori attivi nei quattro distretti della Provincia nissena. Un’équipe presente a Caltanissetta, Gela, San Cataldo e Mussomeli. Si tratta di medici, infermieri, fisioterapisti, psicologi, dietisti, oss, assistenti sociali e logopedisti che si alternano, secondo le specifiche necessità, nel percorso di assistenza. “Alcune figure sono sempre presenti ma le altre ruotano in base alle specifiche necessità – ha spiegato il Coordinatore di Sede Samot Caltanissetta Dario De Lisi -. Solo con un’équipe fluida e un intervento personalizzato possiamo essere veramente utili per il paziente e per la sua famiglia”.

Una guida che va anche oltre la gestione fisica del paziente ma si estende alla sfera psicologica dei familiari e può proseguire anche dopo la morte del proprio caro. “L’elaborazione del lutto può essere un processo lungo e travagliato – spiegano i referenti dell’associazione -. Nella famiglia si crea un vero e proprio vuoto‚ tanto più difficile da colmare quanto più i suoi membri si sentono soli‚ incompresi‚ incapaci di comunicare i propri sentimenti‚ costretti dalle consuetudini sociali ad un <<ritorno alla normalità>> troppo rapido‚ che non considera la loro condizione. Ed è per questo che abbiamo attivato dei gruppi di ascolto e supporto aperti anche a chi non ha avuto un familiare nostro assistito. Crediamo, infatti, che tutti debbano avere gli strumenti adeguati per poter metabolizzare il dolore senza lasciarsi travolgere”.

L’avvento del Covid 19, un anno fa, ha stravolto le routine della Samot ma non ha fermato le attività e, se possibile, le ha addirittura intensificate. “La malattia dei nostri pazienti non si arresta solo perché c’è una pandemia ma continua a evolvere e non abbiamo dovuto adeguarci” ha proseguito Dario De Lisi.

Anche la Samot ha dovuto sperimentare lo smart working gestendo da remoto, attraverso un dispositivo, tutte le attività nelle quali non era indispensabile la presenza fisica. Le altre, come quella del fisioterapista o dell’OSS, sono proseguite in presenza con le necessarie misure di protezione che cautelavano sia l’operatore sia il paziente fragile. La riduzione degli accessi nelle strutture ospedaliere, inoltre, ha accentuato la domanda di assistenza alla quale i professionisti hanno scelto coraggiosamente di rispondere.

Perché, per tutti gli operatori della Samot, ciò che veramente conta è non far mai perdere mai la speranza di poter mantenere la dignità della vita umana.

Per ulteriori informazioni sul SAMOT è possibile visitare il sito https://www.samotonlus.it oppure contattare ai seguenti recapiti:

la sede di Caltanissetta in Viale della Regione, 232 – Telefono: 0934091640 email: infocl@samotonlus.it

la sede di Gela in Via Francia, 14 – Telefono: 0933935503 – email: infogl@samotonlus.it

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