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Social tra Blue whale e sgambetto ‘spaccatesta’. Renzulli: “Servono filtri, controlli e multe severe”

Filtri, multe e più controllo: queste le parole chiave per Licia Ronzulli, Presidente della Commissione bicamerale infanzia e adolescenza, che all’Adnkronos sottolinea la necessità dei “intervenire a livello comunitario imponendo regole più strigenti e lavorando tutti insieme per riuscire ad incidere maggiormente sulle grandi aziende social”.

“Sarebbe bene applicare la realtà al virtuale, cioè quello che vale nella vita reale dovrebbe valere anche nella vita virtuale: il reato di istigazione al suicidio deve valere anche per il virtuale, per le piattaforme social come Tik Tok e altre. – sottolinea ancora Ronzulli – E poi è importante evidenziare che non vi è solo il caso della bambina di 10 anni Palermo, ci sono anche altre ‘sfide’, come quelle su atti di autolesionismo legate a dei segni che i ragazzi si fanno sul volto o sulle braccia, sfide che sono presenti sulla rete in maniera molto più ampia”.

“Noi come commissione infanzia chiediamo filtri più stretti da porre a monte dalle aziende produttrici del telefoni cellulari, considerato che le piattaforme non lo fanno, filtri che sono i genitori a sbloccare, considerato che Tik Tok è diretto ai minori, ai più piccoli. Sono necessarie regole, norme più stringenti e soprattutto sanzioni più rigide e a questo proposito in Europa stanno lavorando ad una multa del 6% del fatturato delle piattaforme top player della rete”.

“Importante poi anche il controllo da parte delle famiglie – sottolinea Renzulli – in particolare per i più piccoli a cui si dà in mano un telefono e la possibilità di navigare in un mare in tempesta.

E’ stato un grosso errore abbassare l’età del consenso digitale da 16 a 14 anni, servono educazione e formazione per guidare i piccoli in questo mare”.

“Ribadisco che serve il controllo a monte, servono dei filtri posti dal produttore del telefono che solo i genitori, a seconda dell’età dei propri figli, possono sbloccare.

E poi mi chiedo: se si può bannare un presidente degli Stati Uniti, perché no si possono bannare, o chiudere in automatico, sfide di questo genere? E vorrei ricordare anche che quella della bambina di Palermo non è l’unica sfida che circola online, nel passato ci sono state ‘Blue whale’, ‘Jonathan Galindo’ e l’ultima, la più recente sgambetto ‘spaccatesta’ o ‘Skullbreaker Challenge’: in due fanno lo sgambetto ad una persona da entrambi i lati per farla cadere e sbattere la testa”.

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