Fatti dall'Italia

Silvia Romano: “Potrei decidere di tornare in Kenya”

«Ora mi chiamo Aisha e ho scelto spontaneamente di convertirmi all’Islam»: sorride Silvia quando lo dice alla psicologa che la accoglie in ambasciata, a Mogadiscio. Non è un nome qualunque, quello che ha adottato dopo cinque mesi di prigionia, è il nome della figlia di Abu Bakr, primo califfo dell’Islam, considerata la “madre dei credenti” e sposa del profeta Maometto.

 LA PASSIONE. Per capire quanto profonda sia la conversione – che sembra radicata – bisognerà aspettare che metabolizzi il ritorno nel suo paese e ritrovi la sua libertà. Accade spesso che simili scelte siano indotte dalla situazione di rischio e di emergenza in cui una persona si trova. Silvia, comunque, ha sempre amato molto quei luoghi e le persone che ci vivono. A soli 23 anni si trovava nel villaggio di Chamaka a gestire per la onlus marchigiana “Africa Milele”, i bambini di un orfanotrofio. Così giovane, animata da un autentico bisogno di aiutare gli altri.

Una passione vera per l’Africa che le avrebbe fatto dire durante il viaggio verso Ciampino: «forse potrei ritornarci». Soprattutto dopo aver saputo che i suoi colleghi della onlus sarebbero felicissimi di poterla rivedere in Kenya.
Ma ci vorrà del tempo prima di prendere qualsiasi decisione. Ora dovrà anche fare i conti con tutta quella schiera di “odiatori” che si sono già messi a tavolino per criticare le sue decisioni.

I RICORDI. Aveva scritto un diario, Silvia-Aisha, durante la sua lunga prigionia. Uno sfogo, un racconto, tutto quello che la mente di giovanissima le ha dettato nei mesi in cui la sua vita è stata veramente in pericolo. Ma i sequestratori, prima di lasciarla andare via glielo hanno preso per evitare, forse, che i ricordi fossero fin troppo nitidi e le indagini potessero, alla fine, arrivare a loro.

La scelta della cooperante di seguire la fede islamica è stata commentata dagli imam che vivono in Italia, quello di Milano si è detto pronto a incontrarla, qualora la sua decisione fosse autentica e sentita. E riguardo all’abito indossato per tornare nel suo paese di origine, Hamza Piccardo, esponente di spicco della comunità islamica italiana, ha ipotizzato: «Probabilmente si è vestita come ha potuto. Vedremo se continuerà così o troverà abiti più consoni al fatto di essere sì musulmana ma anche italiana». 

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