Cultura

Caltanissetta, giovedì 21 maggio “La Città si racconta ad Etnos”: il fornaio Maurizio Spinello

CALTANISSETTA – Sarà Maurizio Spinello a raccontare la sua storia e come il suo sogno di fare il fornaio nel piccolo borgo sperduto dove è nato, il Borgo Santa Rita nel territorio di Caltanissetta, si è avverato, e lo farà Giovedì 21 Maggio alle ore 19 per gli incontri di “La Città si racconta ad Etnos” in diretta Web Streaming dalla pagina Facebook della Cooperativa Etnos, con ospiti che in questi anni hanno accompagnato la realizzazione del suo sogno.

Per descrivere il sogno di Maurizio Spinello l’agenzia ANSA nell’Ottobre del 2018 scrisse: “Un piccolo agglomerato di case in pietra con le tegole di terracotta, attorno a una chiesa, i trattori che borbottano trasportando il mosto da travasare, gruppi di pecore che vagano mentre cani sornioni le guardano sdraiati. Al centro del borgo santa Rita, a una manciata di km da Caltanissetta tra Delia e Sommatino, fino agli anni ’70 con 600 abitanti ora solo con una ventina, c’è lui il fornaio sognatore Maurizio Spinello, 41 anni, due figli, che nel ’99 ha aperto il suo ”Forno santa Rita” e fa il pane di una volta che dura giorni, la farina bio, la pasta con i grani antichi, i biscotti e che vuole fa rinascere il suo borgo trasformandolo in un luogo del gusto.

Per lui le quantità vendute non contano: è importante la qualità. E manda anche qualche forma di pane e scatoloni di pasta in Belgio, a Seul, in Germania, in qualche negozio di nicchia italiano e a tante famiglie che vogliono mangiare come un tempo. ”Utilizziamo il grano biologico, Russello, Maiorca, Perciasacchi, Tumminia – dice Spinello – che viene molito a Castelvetrano in un mulino che ha ancora le macine in pietra. Poi lavoriamo la farina con pasta madre e inforniamo il pane due o tre volte a settimana: il forno a legna è di 16 mq” Spinello fa pasta bio: ruvida, gialla o nera con un basso tenore di glutine che ricorda quella fatta in casa da sua madre, la donna che gli ha trasmesso l’amore per il suo territorio e le cose semplici.

”Do lavoro ad alcuni ragazzi. Alcuni vengono per imparare – spiega – da fuori Sicilia e anche da altri Paesi. A volte vengono per una o due settimane e restano per mesi. Facciamo pizze, sfincioni, dolci. Vivo in un posto invisibile, dove le strade sono dissestate, dove la parola “servizio” non esiste e ogni piccola cosa diventa impossibile. E’ un posto invisibile ma è qui che sono nato e in cui ha sempre vissuto la mia famiglia e in cui voglio vivere e lavorare. Questo posto ha una storia da raccontare e io voglio farne parte”.
Ecco il sogno di Spinello: trasformare santa Rita in un agglomerato vivo che diventi un centro di eccellenza delle antiche culture. ”Immaginate – dice – cosa sarebbe questo posto con le case aperte piene di botteghe di artigiani che lavorano il legno, il vimini, con due trattorie che preparano piatti con verdure dell’orto, coi formaggi e le carni locali, coi B&B, dove la gente viene a fare turismo esperienziale: a imparare l’arte del vino, dell’olio, del formaggio, del pane.

Siamo al centro della Sicilia, qui si arriva facilmente da Palermo, Catania, Caltanissetta, Agrigento”. Le vecchie case di santa Rita sono di decine di proprietari, è una difficoltà: non è facile mettere d’accordo i componenti di una stessa famiglia per ristrutturare i caseggiati o convincerli a vendere. Ma Spinello è un sognatore: il primo sogno l’ha realizzato: un forno che produce prodotti di alta qualità. Ora aspetta di coronare il secondo: vedere il borgo santa Rita ripopolarsi e ospitare gente di tutto il mondo.” (ANSA 22 Ottobre 2018).

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