Caltanissetta, requisitoria strage via D’Amelio. PG: “Decisione di eliminarlo di tutti i capi mandamento”

CALTANISSETTA – “E’ assolutamente impossibile, illogico e inammissibile che la decisione di eliminare Falcone e Borsellino, non fosse maturata nell’ambito di una riunione con tutti i vertici”. Lo ha detto il pg Carlo Lenzi, alla ripresa questa mattina in Corte d’Assise d’Appello a Caltanissetta, della requisitoria per la strage di via d’Amelio che vede imputati i boss Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e i falsi pentiti Francesco Andriotta, Calogero Pulci e Vincenzo Scarantino. “La riunione fu prima di Natale nel 91. Se e’ vero che in quella riunione fu presa questa decisione non e’ pensabile che Madonia fosse assente. E’ credibile che la famiglia Madonia restasse fuori da una decisione cosi’ importante? I Madonia non erano capi mandamento lontani da Toto’ Riina” che viene descritto “come il capo dei capi. Ci teneva ad affermare il suo potere su tutti gli altri capi”.
A sostenere che a quella riunione per gli auguri di Natale fosse presente anche Madonia, fu Giuffre’ che “ci dice – ha spiegato Lenzi – della presenza di Madonia. Si potrebbe dire che era una decisione di Riina e gli altri presero solo atto. Ma gli altri capi mandamento con il loro silenzio hanno avallato una decisione che venne esposta da Riina ma che tutti condividevano. Anche altri omicidi commessi con modalita’ meno eclatanti venivano decisi in riunioni dei capi mandamento in seduta plenaria. Riina e’ l’uomo che ha scalato Cosa nostra su un letto di cadaveri. Vi immaginate che Toto’ Riina si fa imporre una decisione del genere da qualcuno? Fantasticare su mandanti occulti, poteri forti non si puo’. Quello di cui si puo’ parlare all’esito delle indagini sara’ di concorrenti esterni”. Poi Lenzi ha aggiunto: “Lo scopo della finalita’ di terrorismo ed eversione e’ totalmente realizzata per le modalita’ con le quali vennero realizzate le stragi. L’obiettivo erano anche gli altri 66 milioni di italiani che dovevano capire con chi avevano a che fare”. L’udienza di tre giorni fa si era conclusa con la richiesta della conferma della condanna di primo grado, che ha visto i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino condannati all’ergastolo; 10 anni ciascuno ai falsi collaboratori di giustizia Calogero Pulci e Francesco Andriotta, reato prescritto per Vincenzo Scarantino.
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