Riciclaggio, indagato neo deputato Ars Luigi Genovese: sequestrati beni per oltre cento milioni di euro

MESSINA – Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, riciclaggio ed autoriciclaggio. Sequestro milionario di beni nei confronti della famiglia del parlamentare nazionale di Forza Italia Francantonio Genovese, compreso il rampollo 21enne Luigi, neo deputato regionale. Il provvedimento eseguito dalla Guardia di finanza di Messina colpisce un impero finanziario che vale 100 milioni di euro in termini di aziende, conti correnti e immobili: e’ il sequestro preventivo, viene fatto notare, piu’ cospicuo mai effettuato
dall’autorita’ giudiziaria della citta’ dello Stretto.

 Il decreto di sequestro preventivo, oltre che a Francantonio Genovese e alla moglie Chiara Schiro’, dunque, e’ stato notificato anche, al figlio Luigi – indicato come “complice del padre” -, alla sorella Rosalia al nipote Marco Lampuri, accompagnato da informazione di garanzia per i reati di riciclaggio e sottrazione indebita. Il provvedimento, eseguito oggi, e’ stato emesso dal Gip del Tribunale di Messina Salvatore Mastroeni.

CONTI SVIZZERI E SCHERMI PANAMENSI
Le indagini hanno inizialmente consentito di rinvenire fondi esteri per un ammontare pari ad oltre 16 milioni di euro, schermati da una polizza accesa attraverso un conto svizzero presso la societa’ Credit Suisse Life Bermuda Ltd.: fondi in parte transitati presso un istituto bancario di Montecarlo e intestati ad una societa’ panamense (Palmarich Investments) controllata da Francantonio Genovese e dalla moglie Chiara Schiro’; in parte (per oltre 6 milioni) trasferiti in contanti in Italia direttamente a Genovese resi irrintracciabili. La provenienza del denaro veniva riferita dall’indagato al proprio padre Luigi, 92 anni. Le verifiche sui redditi Di Francantonio Genovese e del padre non hanno consentito di considerare compatibile tale patrimonio con le entrate dichiarate. Da qui la contestazione di riciclaggio per denaro derivante da reato, quantomeno da evasione fiscale. Successivamente, dopo che la stessa Schiro’ aveva aderito alla voluntary disclosure per la parte di sua competenza ed ai limitati effetti delle sanzioni previste dalla annualita’ in corso di accertamento, sono emersi ulteriori gravi illeciti.

IL RAMPOLLO PRESTANOME
Dopo che, a partire dal 2016, a Genovese erano stati notificati da parte dell’Agenzia delle entrate alcuni avvisi di accertamento per oltre 20 milioni di euro derivanti dalla conclusione di verifiche fiscali condotte nei suoi confronti, le indagini hanno messo in luce una complessa attivita’ di ulteriore riciclaggio finalizzata anche a frodare il fisco. E’ emerso infatti che gli indagati, anche avvalendosi di alcune societa’ a loro riconducibili, hanno compiuto diverse operazioni immobiliari volte a trasferire ad altri soggetti beni immobili e disponibilita’ in possesso di Francantonio Genovese per eludere il possibile sequestro dei 16 milioni provento del riciclaggio e per sottrarsi al pagamento delle imposte e delle correlative sanzioni amministrative che frattanto venivano ad ammontare a circa 25 milioni di euro.

In tal modo il parlamentare azzurro, nel tentativo di sfuggire all’aggressione patrimoniale nei suoi confronti, si e’ spogliato di tutto il patrimonio finanziario, immobiliare e mobiliare a lui riconducibile, in via diretta e indiretta, per tramite della societa’ schermo GE.FIN. srl (ora L&A Group srl) e Ge.Pa. srl, di cui deteneva il 99% ed il 45% delle quote sociali, trasferendolo al figlio Luigi, eletto il 5 novembre all’Ars sull’onda di oltre 17.000 preferenze, insieme a denaro proveniente dal precedente riciclaggio.

‘ALTALENA’ MILIONARIA
Nel dettaglio, ricorrendo alla tecnica dell”altalena’: dapprima e’ stata deliberata la riduzione del capitale sociale, al di sotto della soglia di legge prevista, delle medesime societa’ per far fronte alle perdite artificiosamente generate dagli stessi indagati; successivamente e’ stato disposto il ripianamento delle stesse attraverso un nuovo versamento di capitale a carico dei soci. In tali circostanze, anziche’ provvedere in prima persona, nonostante il comprovato possesso di risorse finanziarie, l’indagato ha dichiarato di rinunciare alla qualita’ di socio per mancanza dei fondi necessari, poche decine di migliaia di euro, per partecipare all’aumento di capitale, permettendo cosi’, ex novo, l’ingresso in societa’ del figlio Luigi, privo di risorse economiche proprie.

LA GRANDE FUGA DAL FISCO. IL FIGLIO “COMPLICE”
Questo manovre hanno consentito tra l’altro a Genovese, “con la complicita’ del figlio Luigi”, spiegano gli inquirenti, di vanificare gli effetti del pignoramento che sulle sue quote era stato effettuato da Riscossione Sicilia. Infatti, ha partecipato come custode delle quote alle assemblee nelle quali si e’ deciso di azzerare il valore delle proprie azioni – dell’importo di svariati milioni di euro – e di consentire al figlio Luigi di subentrare – con la sottoscrizione di strumentali aumenti di capitale – nella titolarita’ piena della societa’ eludendo il pignoramento. Le finalita’ illecite delle condotte sono state dimostrate dal fatto che quest’ultimo, ha versato la propria quota di capitale con denaro bonificatogli, nei giorni immediatamente precedenti alle operazioni in argomento, dal padre.

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