Mafia, beni per 30 milioni di euro sequestrati ad imprenditore vicino a cosa nostra

Il patrimonio illecitamente accumulato e’ costituito da 61 unita’ immobiliari (appartamenti, garage, magazzini, attivita’ commerciali e terreni) ubicate tra Vittoria (59 unita’) e Ragusa (2 immobili), tra le quali spicca una villetta sul mare nella frazione di Scoglitti (RG), nonche’ da ulteriori 6 unita’ immobiliari (3 appartamenti con annessi 3 garage) nei comuni di Caravate e Cocquio-Trevisago (Varese) e 5 autovetture.

CATANIA – I finanzieri del Comando provinciale di Catania, su proposta della Procura distrettuale, hanno sequestrato beni per oltre 30 milioni di euro riconducibili a Rosario D’Agosta, 63 anni, nato a Vittoria, ritenuto contiguo a Cosa nostra catanese dopo un’iniziale affiliazione alla “Stidda”. Il provvedimento e’ stato disposto dal Tribunale di Ragusa. Secondo gli inquirenti il patrimonio illecitamente accumulato dall’indagato deriverebbe dalla monopolizzazione, fin dagli anni ’90, del settore della commercializzazione e installazione degli apparecchi da gioco “truccati” nel territorio vittoriese, affare lucroso nelle mani delle organizzazioni criminali anche per la possibilita’ di riciclare denaro “sporco”. D’Agosta e’ stato condannato in primo grado, nel 2015, a 5 anni di reclusione per il tentato omicidio consumato nel 2009 di Giuseppe Doilo, appartenente alla Stidda. La vicenda segnava un momento di tensione tra fazioni opposte tra rappresentanti di Stidda e Cosa nostra, culminato nell’azione di Rosario D’Agosta che non avrebbe esitato a sparare diversi colpi di pistola verso la vittima per poi essere provvidenzialmente bloccato da altri presenti prima che riuscisse a colpire mortalmente Doilo. Altra vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto D’Agosta e’ la minaccia da questi rivolta nel 2014 a un collaboratore di giustizia (“… fermati che te la devo far pagare… ti devo uccidere”), in relazione alla quale il Tribunale di Catania, con sentenza del novembre 2016, lo ha condannato a 6 mesi di reclusione per minaccia aggravata dal metodo mafioso.
L’illecita attivita’, portata avanti per decenni dal D’Agosta, sarebbe testimoniata anche dall’esito di diversi controlli amministrativi che hanno portato al sequestro di numerosissime “macchinette” illegali, con conseguente revoca delle licenze per la gestione degli apparecchi da gioco. Tuttavia, l’indagato continuava a permanere nel settore attraverso la creazione di societa’ le cui quote sarebbero state affidate al figlio e alla figlia della convivente, anche per evitare l’applicazione delle misure di prevenzione antimafia. Le indagini patrimoniali dei militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Catania – condotte anche con l’ausilio del sofisticato software “Molecola”, sviluppato dalla Guardia di Finanza per l’acquisizione massiva e l’analisi di tutte le informazioni rilevabili dalle numerose banche dati in uso al Corpo – hanno abbracciato l’arco temporale che va dal 1991 al 2015. I complessi accertamenti di polizia economico-finanziaria, supportati anche da plurime e convergenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno evidenziato una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati dal nucleo familiare del D’Agosta e le sue acquisizioni immobiliari. In piu’, in ben 12 annualita’ su 25 monitorate, la famiglia D’Agosta non ha dichiarato alcun reddito al fisco.
Il patrimonio illecitamente accumulato e’ costituito da 61 unita’ immobiliari (appartamenti, garage, magazzini, attivita’ commerciali e terreni) ubicate tra Vittoria (59 unita’) e Ragusa (2 immobili), tra le quali spicca una villetta sul mare nella frazione di Scoglitti (RG), nonche’ da ulteriori 6 unita’ immobiliari (3 appartamenti con annessi 3 garage) nei comuni di Caravate e Cocquio-Trevisago (Varese) e 5 autovetture.

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