Iconologie nissene di Leandro Janni: Sgarbi, Ruvolo e il “San Giovanni Battista” di Leonardo

CALTANISSETTA – RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. “San Giovanni Battista” è un piccolo dipinto ad olio su tavola di Leonardo da Vinci, realizzato tra il 1508 e il 1513 e oggi custodito nel Museo del Louvre, a Parigi. Nel dipinto il giovane San Giovanni  affiora da uno sfondo scuro con una rotazione a spirale del busto, che lo pone sotto una luce calda proveniente da sinistra. I capelli del Santo sono folti e ricci, e ricordano la fisionomia di Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì (da “Sala[d]ino” ovvero “diavolo”), allievo prediletto di Leonardo. La forma della capigliatura – stando agli stessi scritti del pittore – aveva analogie con gli studi del moto vorticoso dell’acqua, oggetto di approfondimento proprio in quegli anni. Con la mano destra San Giovanni indica la Croce che tiene in mano, e il cielo, invitandoci ad un’attenta meditazione sulla venuta di Cristo. Sollecitandoci ad una dimensione spirituale dell’esistenza. San Giovanni, sorridente, ha un’espressione languida e ambigua. Il Santo indossa una sorta di pelliccia (abito tipico dell’eremita), cadente e retta dal braccio sinistro, lasciando scoperti il braccio e la spalla destra. Leonardo utilizza la tecnica dello “sfumato”, andando oltre il naturalismo prospettico della pittura quattrocentesca. Egli è capace di catturare magistralmente gli stati d’animo e le molteplici espressioni dei soggetti dei suoi dipinti, mettendo in scena un incantevole, misterioso “gioco” di gesti e di sguardi.

Questa necessaria premessa, per commentare, descrivere un’immagine fotografica contemporanea, scattata pochi giorni fa a Caltanissetta, in occasione dello spettacolo teatrale di Vittorio Sgarbi su Caravaggio, al Teatro “Regina Margherita” di Caltanissetta. O meglio, l’immagine fotografica si riferisce all’uscita di Sgarbi dal teatro. Lo spettacolo si è appena concluso. Accompagnato dal sindaco Giovanni Ruvolo (in abiti casual), insieme ai componenti del suo staff, Sgarbi (in completo scuro) si sta recando in un noto ristorante cittadino: si sa, i vivi mangiano e bevono. La scena – mutatis mutandis – riconduce all’immagine pittorica del Santo. Quantomeno la evoca. In un paesaggio urbano illuminato da una luce calda, “leonardesca”, anche il sindaco Ruvolo come il giovane San Giovanni (a cui comunque somiglia parecchio), indica qualcosa. E sorride. Sgarbi guarda in avanti. La giovane donna in primo piano (che ricorda certi volti femminili del Caravaggio) custodisce tra le mani una macchina fotografica (siamo nel 2017 d. C.). Essi appaiono silenti, pensierosi. Soltanto Ruvolo dice qualcosa. Noi cittadini-spettatori siamo in attesa di una qualche rivelazione.

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