Fuoriuscita dal precariato Asu e Lsu: 30 giorni per favorire stabilizzazione

Assessore Gianluca Miccichè: “A breve una soluzione per il precariato da discutere in Finanziaria”

PALERMO – In considerazione del fatto che sono state abrogate tutte le norme che disciplinavano i contratti a tempo determinato e che gli stessi vanno trasformati a tempo indeterminato, abbiamo ritenuto opportuno, rende noto l’Assessore al Lavoro Gianluca Miccichè, dare a tutti gli Enti Utilizzatori, pubblici e privati, che utilizzano personale ASU E LSU, il termine di 30 giorni, per aggiornare il programma di fuoriuscita dal bacino del precariato. Una platea che, nel complesso, conta circa 6 mila soggetti impiegati in oltre 300 enti utilizzatori fra comuni, società cooperative, asp, case di accoglienza, consorzi di bonifica e caritas.

“Abbiamo ritenuto utile dare questo termine di trenta giorni – afferma Miccihè – insieme agli Uffici stiamo predisponendo una norma che dovrà passare al vaglio del Parlamento nella prossima Finanziaria, per favorire percorsi di stabilizzazione del bacino dei precari Asu e Lsu”.

Tale piano avrà un valore importante per il proseguimento dell’obiettivo di stabilizzazione di questo bacino, stante che non si limiterà ad un mero aggiornamento della misura di stabilizzazione ma sarà utilissimo per radiografare la platea dei precari sotto il profilo delle professionalità e delle competenze, nonché delle effettive esigenze di personale negli enti utilizzatori e delle reali capacità di spesa.

Gli Enti infatti, al fine di pianificare al meglio, specialmente sotto il profilo normativo, il percorso di stabilizzazione del personale precario, dovranno fornire, su apposito format redatto dall’assessorato al Lavoro e scaricabile dal sito internet del Dipartimento, dettagliate notizie sui processi di stabilizzazione in itinere, sulle eventuali procedure di mobilità verso altri enti pubblici, sui possibili titoli di studio o attestati di qualifica diversi da quelli di assegnazione ai progetti originari e sulla necessità di prosecuzione delle attività socialmente utili in ragione del abbisogno organizzativo e delle comprovate esigenze istituzionali, volte ad
assicurare i servizi già erogati.

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