Nel Solco dello Spirito (di don Salvatore Callari)

L’HANNO   TRAFITTO….   !   CHI   PERDE   ….   VINCE  !

Così , contro ogni logica ; e così il chicco di grano muore e dà la vita ! L’hanno trafitto e diventa tramite di salvezza; l’hanno messo a morte ed è risuscitato !  Uno sconcertante vocabolario che contrasta  con la mentalità umana, ma che è capace di dare, rinnovare la vita : E chi dice tutto questo ?  E’ Gesù, “il Cristo di Dio”.  E il bello è che Lui non lo sa!?  anzi fa finta di non saperlo, o meglio ancora, vuol capire se la gente   lo sa: E chiede: “chi dice la gente che io sia ?” Tante volte la gente si è chiesto: “ Ma chi è costui ? E ora è invitata , o costretta, a darsi una risposta : “chi è costui “  Non ha idee chiare, ma  Pietro, sollecitato da Gesù risponde: “ Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente ! “ E  Gesù, allora, come supportato da questa convincente  dichiarazione sulla sua identità. non teme  di annunziare che, tuttavia, pur essendo il figlio di Dio, sarà  condannato e ucciso, ma il terzo giorno risorgerà. Poi, a distanza di pochi giorni, replicherà l’annunzio della sua passione e della sua morte, ma accompagnerà le sue parole con l’evento della Trasfigurazione per dare agli apostoli e a tutti, la garanzia, che la sua profezia avrà pieno compimento: “ il terzo giorno risorgerà”. Così  può invitare tutti  a seguirlo anche nella via della sofferenza perché questa non è la via della sconfitta ma della vittoria: “ chi mi vuol seguire mi segua”, è la maniera più sicura per salvare la propria anima. Chi si illuderà di “ far meglio” evitando l’accettazione della croce, invece sarà sconfitto, perderà la propria vita. Forse, talora, ci sfiora il rischio di pensare che la vita cristiana sia inevitabilmente  segnata dalla croce”ognuno prenda la sua croce”, come un peso di oppressione. Paolo VI volendo affrancarci  dal peso di questo ingannevole masso, affermava, “la vita cristiana non è facile, ma è felice”  Chiaramente non deve sfuggire la forte propulsione escatologica, cioè  guardare al futuro e non fermarsi alla vita presente. Ma è anche vero, a lume di ordinaria e quotidiana esperienza, che non si può pensare ad una vita senza croci. E senza esagerare,o drammatizzare, possiamo pensiamo alle tante piccole prove, alle responsabilità di servizio, alle pene della vita familiare, a certe cocenti delusioni, a certi pungenti ed inevitabili dissidi, o alle angustie causate da ristrettezze economiche o più gravi dissesti che  danno amaro risvolto alla vita. Insomma, non si tratta di ipotizzare croci di insopportabile peso, ma di accoglierle avendo sempre un rigoroso dominio degli impulsi di ribellione o di depressione, non solo per coltivare la speranza della futura salvezza, ma per vivere senza disperarsi , con fruttuosa serenità, le vicende della vita quotidiana.

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