Migranti: truffe sui rimpatri a Palermo, poliziotti indagati

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PALERMO – Un’altra truffa sul fronte dei migranti: stavolta a metterla a segno sarebbero stati un gruppo di poliziotti e di agenti di viaggio di Palermo, che avrebbero lucrato sui biglietti aerei pagati per i rimpatri degli “irregolari” da riaccompagnare nei Paesi di provenienza, come il Qatar, il Bangladesh o il Ghana. L’imbroglio, che a una sola agenzia avrebbe fruttato circa 40 mila euro, era stato scoperto e denunciato dagli stessi dirigenti dell’Ufficio immigrazione della Questura del capoluogo siciliano, ma la Procura aveva chiesto l’archiviazione dell’inchiesta per i 15 indagati: il Gip Claudia Rosini ha pero’ ordinato l’imputazione coatta per 6 persone, quattro poliziotti e due titolari di agenzie di Palermo e Bagheria. Archiviate le altre nove posizioni e anche l’accusa di associazione per delinquere.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, sfruttando alcune falle del sistema, sarebbe stato messo su un piccolo business: poiche’ i biglietti venivano staccati dagli stessi poliziotti nella forma “open”, quella piu’ costosa, che consente di cambiare orari e giorni dei voli, con l’anticipo delle spese da parte delle stesse agenzie, si potevano sfruttare i successivi rimborsi. Prima del 2014, quando i biglietti elettronici non valevano anche come ricevute o scontrini fiscali, alle richieste di rimborso al ministero dell’Interno veniva allegato il biglietto che ricostruiva l’itinerario e conteneva il prezzo pieno, che non era mai quello praticato in effetti, molto inferiore. Dopo il 2014 veniva invece modificato il prezzo o non si allegava il biglietto. Fu cosi’ che, ad esempio, un viaggio verso Accra (Ghana), costato effettivamente, nell’agosto 2010, 1.461 euro per ciascuno dei due agenti “accompagnatori”, lo Stato pago’ un rimborso di 2.438 a testa; un’altra tratta (Roma-Doha-Dacca e ritorno) nel 2014 costo’ realmente 1.866 euro, sempre per ciascuno dei due agenti che partivano, ma fu fatta pagare 5.523 euro ciascuno. Stesso prezzo per il terzo operatore, il cui volo era in realta’ costato 2.015 euro.Le intercettazioni ambientali effettuate nell’agenzia consentirono di scoprire che il titolare era consapevole di quello che definiva un “inghippo”: il fratello poliziotto, contitolare dell’agenzia di famiglia ma estraneo alla gestione (e per questo non indagato) aveva messo in guardia il congiunto, dicendogli che “quello e’ un reato, tu gli dovevi allegare il biglietto”. E l’altro, di rimando: “Non lo possiamo mettere, se lo alleghiamo poi il guadagno non lo possiamo fare emergere”.

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