Fare trading con i contratti per differenza: quando e perché conviene

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I contratti per differenza sono prodotti finanziari derivati che si rivelano molto utili e vantaggiosi quando si tratta di operare su svariati tipi di mercati, da quello azionario a quello delle criptovalute. Ecco come funzionano e quando è il caso di utilizzarli.

Cosa sono i contratti per differenza?

L’acronimo CFD (dall’inglese contract for difference) indica i contratti per differenza, strumenti d’investimento finanziari creati a Londra all’inizio degli anni Novanta e da allora sempre più diffusi. Un CFD può essere definito come un accordo tra due parti: un acquirente ed un venditore. Entrambi s’impegnano a scambiarsi la differenza di valore di un asset sottostante al contratto per differenza, maturata nel tempo, tra l’inizio e la fine dello stesso contratto. L’acquirente paga dunque un tasso d’interesse per acquistare il rendimento dell’asset sottostante, mentre il venditore riceve il valore del tasso d’interesse e s’impegna a fornire all’acquirente il rendimento dell’asset, vale a dire la differenza di prezzo del contratto. La particolarità dei contratti per differenza, quindi, è data dal fatto che non prevedono l’acquisto o la vendita effettiva di alcun prodotto, criptovaluta, pacchetto azionario e o materia prima che sia.

Come funzionano i CFD?

Trattandosi di prodotti derivati, con i quali non si acquista né si vende un asset concreto, i contratti per differenza garantiscono a chi ne fa uso una maggiore libertà d’azione. Non possedendo l’asset, il trader che sottoscrive un contratto per differenza può decidere se il valore sottostante sia destinato a suo avviso ad aumentare o a diminuire, e in funzione della tendenza scegliere di adottare una posizione long (per un valore in aumento) o short (in una prospettiva di diminuzione), rispettivamente acquistando o vendendo allo scoperto i CFD. Tali contratti sono inoltre strumenti a leva, che consentono potenzialmente un profitto piuttosto elevato indipendentemente dal capitale investito. Per acquistare un asset di un determinato valore non è necessario disporre dell’intera somma, ma è sufficiente versare un acconto, equivalente al 10-20% del valore del contratto. Ciò che si guadagna o si perde, tuttavia, si calcola sul valore reale, e come avviene per tutti gli strumenti a leva può dunque superare l’acconto versato all’inizio. Per tale motivo è importante definire e seguire una strategia chiara prima di lanciarsi nella sottoscrizione di CFD.

Quali sono i mercati in cui è più conveniente utilizzare i CFD?

I mercati finanziari in cui si usano i contratti per differenza sono numerosi, e vanno dagli indici al forex, alle azioni, passando per i tassi d’interesse, le criptovalute, i bond e le materie prime. Per alcuni di questi asset la compravendita vera e propria ha dei prezzi proibitivi o l’elevata volatilità ne rende rischioso l’acquisto. Uno dei mercati finanziari in cui è più semplice e conveniente negoziare contratti per differenza invece degli asset veri e propri è indubbiamente quello delle criptovalute, in cui la più nota, il Bitcoin, vale oggi circa 11.000 dollari. Grazie alla possibilità d’investire inizialmente solo una parte del valore di un contratto, i CFD permettono ai trader di variare il proprio portafoglio, mantenendo lo stesso budget che utilizzerebbero, in caso di acquisto reale, per uno o al massimo due asset. Ci sono infine mercati che non sono aperti alla contrattazione diretta, come quello degli indici di borsa, per accedere al quale i contratti per differenza si dimostrano lo strumento più immediato ed efficace.