Maestra antagonista, “poliziotti dovete morire”. Consap, Gelarda: “Venga rimossa dalla docenza”

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Non si placano le polemiche relative alla maestra antagonista che ha inveito contro la polizia: “Vigliacchi, mi fate schifo. Dovete morire“. Queste le parole pronunciate da Lavinia Flavia Cassaro (siciliana di Piazza Armerina, classe 1980) la maestra che, con una bottiglia di birra in mano, si è resa protagonista della deprecabile vicenda. E’ maestra alle elementari dell’Istituto comprensivo Leonardo da Vinci di Torino. Ha 38 anni. Insegnava alla 2ª B. Poi l’hanno trasferita a fare compresenza in 5ª. Raccontano che urlava molto, troppo. Che la sentivano in tutta la scuola. Ma «raccontano»: dunque non si sa se sia vero.

La donna è legata al centro sociale Gabrio, ai No Tav, ai No Muos e, più in generale, all’aerea dell’antagonismo torinese, e si sgola a ogni corteo per far arrivare i suoi improperi a carabinieri o poliziotti; è un nome già annotato più volte dagli agenti della Digos. Più o meno sempre per lo stesso motivo: gli oltraggi urlati dal fronte dei manifestanti della prima linea.

Sull’argomento è intervenuto anche Igor Gelarda, Dirigente Sindacato Polizia Consap, con una nota stampa.

“Non è tollerabile che una docente, in qualsiasi scuola ordine o grado insegni, possa rivolgersi in questo modo a dei servitori dello Stato e quindi allo Stato stesso, così come ha fatto l’insegnante a Torino, qualche giorno fa, apostrofando i poliziotti con parole terribili, di odio e violenza. Operatori di polizia che sono soggetti a ingiurie e violenze di ogni tipo, per il solo fatto di  garantire la sicurezza dei cittadini durante le manifestazioni, e non possono essere trattati in questo modo. E’ evidente che questa docente, complice forse anche la birra che la accompagnava, sia l’esempio tipico di cattivo maestro, che tanto male ha fatto all’Italia e agli italiani negli anni bui di piombo. Non vogliamo che si ritorni a quel clima di odio. Per tale ragione la Consap chiede al Minsitro dell’Istruzione, Università e Ricerca che questa donna venga immediatamente rimossa dall’incarico di docenza che ricopre, venga proposta per un percorso di riabilitazione sociale e, qualora lo accettasse, venisse eventualmente destinata a mansioni in cui non deve avere nessun contatto con i giovani, ai quali rischia di avvelenare il futuro!”.