“E sedutosi… li ammaestrava”: Andiamocene…! (di don Salvatore Callari)

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La Parola del Signore della liturgia di questa domenica è fortemente suggestiva e si potrebbe  anche dire  impressionante che può avere un impatto sensibile con il nostro spirito, con le nostre esperienze , con i nostri sentimenti, e forse anche con le nostre paure . Sono letture di  immediata comprensione e non ci lasciano indifferenti, anzi ci scuotono  e ci turbano, Pensiamo alla prima lettura che ci parla di Giobbe. Una pagina davvero sconvolgente che trasuda una intensità di angoscia quale raramente  si incontra nella stessa Bibbia: Giobbe sovrastato dall’ inestricabile mistero della sofferenza. Se poi consideriamo  , la pagina del Vangelo ci scontriamo ancora con circostanze dolorose: la malattia della suocera di Pietro, la folla di ammalati che ricorre a Gesù chiedendo la guarigione, e, poi, anche , l’infausta  presenza  dei demoni che tormentano  molti dei presenti. Da tutto questo  emergono argomenti di notevole importanza ma anche di notevole difficoltà: il problema del dolore, il problema della “permissione” di Dio a favore del potere  malefico del demonio. Evitando di riflettere su questo, perché aspro  e complesso, vogliamo rilevare un altro settore che è pure di grande spessore   ma di un approccio intellettuale più facile,  più realizzabile, anzi, detto oggi, già realizzato, nella storia della chiesa: l’evangelizzazione ..Il cammino fatto dal Vangelo, attraverso i suoi messaggeri, missionari della Buona Novella  ha portato avanti  il progetto di Gesù. Nella sequenza storica prima viene il Vangelo, terza lettura, e poi S. Paolo, seconda lettura. Nel Vangelo leggiamo : dopo quello che aveva fatto Gesù nella giornata : Tutti ti cercano! Ed Egli, sfugge alla folla  e dice : Andiamo altrove, nei villaggi vicini, affinché io predichi anche là: per questo io sono venuto. Ancora una volta emerge il primato dell’annuncio, della predicazione della Parola di Dio. S Paolo raccoglie questa testimonianza e questo  insegnamento e risponde : “ Guai a me se non predicassi il Vangelo… tutto io faccio per il Vangelo.  Il Concilio ci ha ammonito :  ad ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di espandere, per quanto gli compete, la fede. Tutti i cristiani sappiano che il primo e il principale dovere… è quello di vivere una vita profondamente cristiana. E’ questo il modo più possibile e più efficace  di cooperare alla diffusione del Vangelo: credere al Vangelo e metterlo in pratica: ciò edifica e aiuta nella conversione.