Caltanissetta, gli studenti del liceo scientifico “A. Volta” a lezione di attualità da Attilio Bolzoni

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CALTANISSETTA – Un’autentica “tranche de vie” e di attualità quelle offerta dal giornalista e saggista Attilio Bolzoni agli studenti dell’I.I.S. A. Volta, in occasione del seminario svoltosi lo scorso 19 febbraio nella sala biblioteca dell’istituto e inserito nel progetto Rileggiamo l’articolo 21. L’evento, coordinato della prof.ssa Maria Giulia Palermo con il supporto della prof.ssa Alessandra Giunta, docente di diritto, ha realizzato l’obiettivo di arricchire il percorso progettuale degli studenti, chiamati a riflettere sulla libertà d’informazione, ma, andando ben oltre, ha fornito agli allievi un’ampia panoramica sia sulla realtà locale sia su quella internazionale.

L’incontro- dibattito, moderato dalla due docenti Palermo e Giunta, è stato aperto con l’intervento del Dirigente Scolastico prof. Vito Parisi, che ha introdotto il tema della libertà d’informazione, declinato nel mondo giovanile; in seguito Bolzoni ha trattato  varie tematiche, alcune delle quali proposte dagli stessi giovani studenti: gli esordi presso la redazione del quotidiano palermitano L’ora e l’approdo a La Repubblica, l’impegno antimafia, le trasferte internazionali compiute, la deontologia del buon informatore, l’informazione multimediale, le fake news, la genesi e la realizzazione del documentario Silencio, visionato dagli studenti prima dell’incontro.

Due ore intense, che hanno visto gli alunni molto coinvolti dalla relazione del giornalista nisseno, soprattutto quando Bolzoni si è soffermato sulla “mafia idrica” a causa della quale “in Sicilia con l’acqua non si beve, ma si mangia”, sulla bassa qualità dell’informazione in Italia e sul lavoro del giornalista: questo, secondo Bolzoni, deve avere “scarpe comode” per esplorare il territorio “che parla da solo,basta ascoltarlo” e imporsi una severa disciplina, per  reggere i frenetici ritmi quotidiani di lavoro e ottimizzare il proprio metodo; necessario poi aggiornarsi, ragionare, intuire e saper prevedere: compiti non facili, che richiedono passione per la propria mission, acuto spirito d’osservazione e senso critico, doti che rendono le inchieste giornalistiche un insostituibile servizio alla società civile.

 Particolarmente toccante il momento in cui Attilio Bolzoni ha raccontato le sue trasferte in Iraq, in Kosovo ed a Lampedusa, in occasione del naufragio del tre ottobre 2013, costato la vita a quasi quattrocento persone, svelando poi gli inquietanti retroscena del soggiorno in Messico per la realizzazione di  Silencio: soffermatosi sui rischi incorsi dai giornalisti, Bolzoni ha poi illustrato, su richiesta degli studenti, il suo impegno antimafia, “naturale per un giornalista che nasce in Sicilia”, impegno concretizzato con  numerose pubblicazioni, ultima delle quali La mafia dopo le stragi e corroborato dall’amicizia con Letizia Battaglia, la pluripremiata fotografa palermitana, nota per aver immortalato con i suoi scatti alcuni truci episodi della guerra di mafia che, negli anni Ottanta, ha insanguinato le strade di Palermo. Impossibile, a detta di Bolzoni, rintracciare oggi nella vita quotidiana segnali della presenza mafiosa sul territorio, proprio per la caratteristica perniciosa, propria della criminalità organizzata, di mimetizzarsi, come un camaleonte, nella società, soprattutto negli ambiti economici e affaristici.

Una visione lucida della realtà, che ha molto colpito gli studenti del  Volta, invitati da Bolzoni a non delegare i propri doveri di cittadini attivi né alla stampa, né alle istituzioni, perché  l’impegno e la capacità di discernimento del singolo migliorano la vita della collettività.