L’approfondimento. Caltanissetta, Anno Giudiziario: più migranti urgono più toghe. Rinascita della mafia, indagare sulle grandi stragi

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CALTANISSETTA – Dall’1 luglio 2016 al 30 giugno 2017 il Tribunale di Caltanissetta, dove e’ stata istituita la sezione specializzata in materia di protezione internazionale nonche’ per il contrasto dell’immigrazione illegale, ha definito 1.043 procedimenti rimanendo pendenti, al 30 giugno 2017, n.1.332 procedimenti.
E’ quanto emerge dalla relazione del presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, Maria Grazia Vagliasindi, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario. Il distretto ospita 1.388 migranti. Per smaltire le procedure, il Tribunale di Caltanissetta ha anche istituito l’Ufficio del Processo al fine di garantire la priorita’, dei procedimenti di protezione internazionale. Si tratta di una sezione specializzata, che si occupa di procedimenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea. I paesi di provenienza piu’ rappresentati nel 2017 sono Nigeria, Guinea, Pakistan Bangladesh e Costa d’Avorio. Seguono Mali, Senegal, Gambia, Eritrea, Sudan. Rispetto al 2016, “anche nel panorama del contenzioso nisseno”, diminuiscono gli eritrei, aumentano gli ivoriani, si confermano i nigeriani ed emerge la novita’ Pakistan, in particolare regione del Punjab, da cui provengono molti dei richiedenti protezione ospitati nel centro di Caltanissetta“. Tuttavia “e’ emerso che nella regione del Punjab, non e’ stata riscontrata una situazione di conflitto armato. In alcuni casi “i ricorrenti hanno addirittura prodotto documentazione falsa (contratti di lavoro risultati falsi a seguito di riscontro presso l’Inps sono stati trasmessi al Pm). Sulla base delle indicazioni dei report sono state rigettate dal Tribunale di Caltanissetta le richieste di protezione fondate sulla regione del Punjab. “Per quanto riguarda lo status di rifugiato gli accoglimenti delle domande di protezione sussidiaria, ridotte rispetto alle altre forme di protezione, hanno riguardato, da ultimo, persone dichiaratamente omosessuali”. Il presidente della Corte d’appello ha rilevato che il forte flusso migratorio “impone il rafforzamento degli organici”. Il personale amministrativo rimane infatti carente in tutte le sedi del distretto (Caltanissetta, Gela e Enna), cosi’ come l’organico della magistratura.

Nel distretto i processi penali aumentano dell’11% (341 rispetto ai 307 dell’anno precedente) mentre quelli definiti sono stati il 12 per cento in piu’ rispetto a quelli dell’anno precedente. Il tasso di smaltimento per i processi al dibattimento e’ aumentato all’87% (30% nell’anno precedente). La durata media e’ lievemente aumentata nella fase preliminare, passando da 44 giorni dell’anno precedente agli attuali 53 giorni; e’ invece diminuita in quella dibattimentale passando da giorni 939 dell’anno precedente agli attuali giorni 758. Le tipologie di reato piu’ frequenti sono rimaste quelle di ingiurie, lesioni e minacce.
Per quanto riguarda la giustizia civile, si rileva che i nuovi processi sopravvenuti nell’anno in esame sono stati complessivamente n.4.495 (n.4.305 nell’anno precedente) con un aumento percentuale del 4% (-9% nell’anno precedente).
I processi definiti sono stati complessivamente n.4.286 (n.4.649 nell’anno precedente) con una diminuzione percentuale dell’8%.
I processi civili pendenti sono risultati n.3.472 (3.226 nell’anno precedente) con un aumento percentuale dell’8%. Il tasso di smaltimento e’ stato pari al 56% (59% nell’anno precedente). L’indice di ricambio e’ risultato pari al 95% (107% nell’anno precedente). La durata media dei processi e’ rimasta invariata (278 giorni rispetto a 280 giorni dell’anno precedente). Questo quanto emerge dalla relazione del presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, Maria Grazia Vagliasindi, illustrata in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario.

Caltanissetta, grande capacita’ rinascita mafia. Cosa nostra continua ancora ad imperversare nel territorio di Caltanissetta. La mafia continua ad essere presente nonostante le tante operazioni antimafia messe a segno dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. In particolare oltre a Cosa nostra, presente a Gela con le famiglie Rinzivillo ed Emmanuello, fanno sentire la loro presenza anche la Stidda e il gruppo Alferi di Gela, detto “terza mafia”.  “Esprimono ancora un’arrogante resistenza alla forza d’urto dell’attivita’ istituzionale di repressione e una straordinaria capacita’ di riorganizzazione e ristrutturazione”, sostiene nellq sua relazione il presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, Maria Grazia Vagliasindi, illustrata in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario.
Le organizzazioni mafiose, “dopo la stagione del pentitismo ma soprattutto dopo la cattura della grande totalita’ dei latitanti di mafia palermitani”, hanno cambiato strategia inabissandosi, ma solo in maniera apparente. Si tratta di un’organizzazione saldamente strutturata nella provincia di Caltanissetta nei quattro mandamenti di Vallelunga Pratameno, Mussomeli, Riesi e Gela e anche a Enna, mentre la Stidda e’ presente soprattutto a Gela dove convive con Cosa Nostra sulla base di una pax mafiosa stipulata nel 91.
A Gela in particolare, Cosa nostra ha tentato di riorganizzarsi. Il regista sarebbe stato un noto uomo d’onore, “Alessandro Barberi, consuocero del capomafia Giuseppe Madonia che, riottenuta la liberta’ dopo una detenzione ventennale, ha ricomposto le fila della famiglia nissena”, “nominando sul campo, quale suo diretto referente, Gian Luca Pellegrino, giovane rampante”. Tentativo pero’ stroncato da un’inchiesta giudiziaria che nel 2016 e’ culminata con 26 arresti. Un altro colpo e’ stato poi inflitto al clan Rinzivillo, lo scorso 4 ottobre, nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.
Avanti su verità stragi mafia – “Ancora una volta la Corte di Appello nissena si riconferma fronte istituzionale deputato a statuire sui delitti di terrorismo mafioso in danno di uomini delle istituzioni pericolosi per l’assetto del potere mafioso e la cui eliminazione e’ un preciso e privilegiato obiettivo strategico dell’organizzazione in un’ottica perversa di ‘prevenzione mafiosa’”. Lo sostiene il presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, Maria Grazia Vagliasindi, nella sua relazione per l’apertura dell’anno giudiziario, in ordine ai processi sulle stragi di via d’Amelio e Capaci celebrati dalla Corte d’Assise di Caltanissetta ed entrambi conclusi. A dare impulso ai due processi, entrambi conclusi in primo grado, furono le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza che svelarono ai magistrati nisseni la fase preparatoria ed esecutiva dell’attentato di Capaci, la lavorazione dell’esplosivo ricavato da residuati bellici e il coinvolgimento del cosiddetto gruppo di fuoco di Brancaccio. “A quasi venticinque anni esatti dalle stragi la Corte d’appello di Catania ha assolto tutti i 9 imputati nel processo di revisione delle condanne emesse a Caltanissetta“. Al termine del processo, emerse che Vincenzo Scarantino, le cui dichiarazioni rese alla giustizia furono determinanti per dare il via alla stagione del depistaggio, fu indotto a rivelare il falso e a muovere false accuse. “L’inquietante vicenda processuale Scarantino, ad onta delle invasive implicazioni per chi ne e’ stato vittima incolpevole – ha rilevato Vagliasindi – non opacizza tuttavia il grande impegno della giurisdizione nissena che, bacino di rilevantissime inchieste antimafia, si definisce tuttavia nel periodo di riferimento punta di diamante di un’infaticabile attivita’ di ricerca e valutazione di ogni elemento utile alla ricostruzione della verita’ processuale”.
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