” E sedutosi…li ammaestrava”: “Siate riconoscenti ! ” (di don Salvatore Callari)

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 Si chiude l’anno con una felice commemorazione liturgica: la festa della S. Famiglia

Con l’espressione messa in titolo  ci piace ricordare che il primo sentimento che dobbiamo  nutrire nella memoria di questa festa è la gratitudine.  Riconoscere che è un prezioso dono di Dio, che è un mirabile faro di luce, di garanzia e di saggezza. Naturalmente al meglio della sua realizzazione.

Io credo che chiunque abbia  sensibilità e intelligenza nell’apprezzare  i valori veri e fondamentali della famiglia, non possa trascurare  di coltivare profonda gratitudine verso Dio, che ha voluto e vuole la famiglia, secondo il suo progetto, e gratitudine alla famiglia , quella che è cosciente della propria responsabilità, che compie una missione di difesa della vita e della formazione civile e cristiana.

La famiglia oggi è presente, o se volete, nel mirino, in tutti i circoli parolai, sul tavolo delle istituzioni più varie e degli studiosi. Sono  molti quelli che rilevano quanto brillanti siano le promesse e i progetti e quanto mortificanti e deludenti gli impegni  concreti per venire incontro alle reali esigenze  delle famiglie. O almeno sono assai insufficienti. Forse la più grande responsabilità grava, ( oltre che su mille circostanze insidiose, maliziose, ignobilmente interessate, miopi, o incoscienti )  sulla autorità che deve riconoscere  nella famiglia la struttura fondamentale della nazione. Quale sarà il futuro ?  Chi “sarà” l’Italia, domani ?  Forse la sola bandiera che triste si innalza strapazzata dai venti, e senza cuore, perché piange sui figli che non ci sono e non ci saranno! Ma il ginepraio , volutamente  lasciato vigoreggiare, certamente devono dipanarlo i competenti , cioè quelli cui “compete”  avendone avuto il mandato e la responsabilità. Se noi vogliamo cogliere un raggio di luce che ci viene dalla liturgia e dalla icona della S. Famiglia, dobbiamo tenere presente  quello che S. Paolo ci suggerisce: coltivare sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di perdono, di sopportazione paziente, per tenere unita la famiglia. I genitori trovino il giusto equilibrio nella educazione dei figli, senza illudersi che le larghe concessioni e un cedimento al consumismo esagerato a loro favore, sia il meglio. Inculcare nei figli il senso del rispetto delle cose sacre, dei doveri religiosi, della ubbidienza alla famiglia e ai responsabili della loro educazione; che il “valore” sacrificio non deve essere  sconosciuto incoscientemente, perché è quello che solidifica il senso della vita e irrobustisce la volontà nell’impegno del bene. Non è solo un aspetto religioso ma  il rispetto della dimensione umana, completa.

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