Una Cappella al carcere minorile. “Non c’è Santo senza passato e non c’è peccatore senza futuro”

0

CALTANISSETTA – Non c’era una Cappella al Carcere Minorile di Caltanissetta, uno spazio in cui pregare e riflettere aprendo il proprio cuore alla riflessione spirituale: nell’Istituto Penale che accoglie ragazzi di tutte le etnie e religioni, provenienti da tante città siciliane, costruito nel 1985, non era stato previsto di dedicare alla preghiera un luogo all’interno della struttura.
Ieri il Vescovo Mons. Mario Russotto ha benedetto la nuova Cappella, costruita dalla CMC di Ravenna (l’impresa che sta lavorando al raddoppio della Caltanissetta-Agrigento) negli spazi esterni dell’Istituto, dedicata a “Gesù Amore Misericordioso” e ha celebrato la Messa insieme al Cappellano don Alessandro Giambra, alla presenza della Direttrice dell’Istituto Maria Grazia Carneglia, che si è impegnata per la realizzazione di questo progetto.
Il rapporto con i giovani ospiti del Minorile è stato coltivato dal Vescovo da diversi anni con grande disponibilità e senza clamori mediatici: in Avvento e spesso anche in Quaresima i giovani ospiti, accompagnati da padre Giambra e con un permesso speciale delle autorità giudiziarie, sono ospiti a pranzo in episcopio, e con il Vescovo condividono insieme al cibo, un dialogo aperto sulla loro condizione, proiettato soprattutto nella dimensione della speranza e sulla volontà di riscattare una condizione difficile che per molti segna irrimediabilmente tutta la vita.
E di questi incontri il Vescovo ha parlato ai giovani studenti dei Licei di Mussomeli, per i quali ha celebrato la Messa di Natale.
“Questo incontro è stato davvero bello – ha detto nell’omelia – perché io non chiedo mai ai ragazzi il motivo per cui sono in carcere: poi, piano piano sono loro a raccontarsi. Ci sono situazioni difficilissime. E questo incontro ha come cambiato un po’ il loro cuore: si sono sentiti accolti, pensati, voluti bene; e ogni mercoledì quelli che venivano da me in episcopio portavano qualcosa: un pensiero per il Vescovo, fatto con le loro mani, e alla fine se ne andavano con le lacrime agli occhi.
Si erano sentiti amati, e l’altro mercoledì uno di questi giovani, che si professava non credente, mi ha detto: “Se Dio è come l’aria che abbiamo respirato qui oggi, se Dio ci accoglie senza giudicarci e ci ama, come ha fatto lei, allora io voglio credere in questo Dio”.”
Alla Cappella dell’Istituto Minorile hanno lavorato anche gli artigiani della Real Maestranza, con il Capitano Castelli, e il Vescovo ha donato la Via Crucis della sua Cappella e il Tabernacolo che gli studenti dell’Istituto d’Arte di S. Cataldo avevano prodotto in occasione della sua prima visita pastorale. Un circuito di solidarietà che si è attivato intorno al progetto-preghiera dei giovani più fragili, ospiti dell’Istituto, che ha messo insieme generazioni diverse con la volontà positiva di cancellare tanti luoghi comuni, l’indifferenza e l’emarginazione che circondano quasi sempre i ragazzi che hanno sbagliato e ai quali una seconda possibilità va offerta a partire dall’accoglienza solidale, nel cuore, da parte di tutta la comunità cittadina.
Un percorso di santità possibile, solennizzato anche da un dono molto prezioso del nostro Vescovo alla Cappella: una casula che San Giovanni Paolo II gli aveva donato dopo una celebrazione e che rappresenta un segno visibile della presenza della santità proprio in un luogo in cui si gioca la sfida della piena integrazione e del riscatto di giovani vite che non possono essere considerate “a perdere”.
Perché, come dice Papa Francesco, “Non c’è Santo senza passato e non c’è peccatore senza futuro”.

Condividi