Italia, allarme povertà: ISTAT, 18 milioni di italiani a rischio

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ROMA – Sono oltre 18 milioni (esattamente 18.136.663) gli italiani a rischio poverta’ o esclusione sociale. A questa cifra cifra corrisponde infatti la percentuale del 30% cui fa riferimento l’Istatnel report ‘Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie’, riferito al 2016. Sul fronte europeo, scrive l’Istat, “nel 2016 sono ancora lontani gli obiettivi prefissati” dalla Strategia Europea 2020: “la popolazione italiana esposta a rischio di poverta’ o esclusione sociale e’ infatti superiore di 5.255.000 unita’ rispetto al target previsto”.

 In Italia la quota di popolazione a rischio di poverta’ o esclusione sociale e’ passata da 28,7% a 30,0% tra il 2015 e il 2016. L’Istat rileva segnali di peggioramento per le persone che vivono da sole (la stima passa dal 31,6% al 34,9%) e, in particolare, per le persone sole con meno di 65 anni (dal 33,1% al 37,0%). Tale peggioramento e’ associato “a un incremento di tutti gli indicatori – spiega l’istituto – rischio di poverta’ (+0,7 punti percentuali), grave deprivazione materiale (+0,6 punti percentuali) e bassa intensita’ lavorativa (+1,1)”.
Il peggioramento del rischio di poverta’ o esclusione sociale interessa soprattutto i residenti del Nord-ovest (da 18,5% a 21,0%) per i quali cresce l’indicatore di bassa intensita’ lavorativa e, in misura minore, le persone che risiedono al Sud e nelle Isole (dal 46,4% al 46,9%), dove tale rischio rimane comunque molto piu’ elevato e prossimo a coinvolgere il 50% delle persone residenti.
Si aggrava il rischio di poverta’ o esclusione sociale anche per coloro che vivono prevalentemente di reddito da lavoro autonomo o di reddito da pensioni e/o trasferimenti pubblici (+2,9 punti percentuali per entrambe le tipologie di reddito), in concomitanza all’incremento della bassa intensita’ lavorativa per la seconda tipologia. Al contrario, diminuiscono l’esposizione al rischio di poverta’ o esclusione sociale (da 23,5% a 22,1%) e l’indicatore di bassa intensita’ lavorativa (da 4,9% a 4,4%) tra coloro il cui reddito principale familiare e’ costituito da lavoro dipendente.

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