Caltanissetta, “P-Artime-Bottega precaria”: dal 20 dicembre alla Strata ‘a Foglia

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CALTANISSETTA – Prende il via mercoledì 20 dicembre la “P-Artime – Bottega precaria” che si concluderà il 6 gennaio: un luogo, ma anche un’idea, un collettivo artistico, uno spazio condiviso ed una bottega creativa, all’interno dell’antico mercato “Strata ‘a Foglia” di Caltanissetta; artigiani d’arte solo di passaggio tra quelle mura che da centinaia di anni risuonano delle grida dei fogliamari e conservano immutato il tempo.
È un’idea spontanea che nasce grazie ad un incontro casuale fra artisti e cittadini. Nella fattispecie : Lorenzo Maria Ciulla, Danilo Napoli, Stefania Zappala e Alberto Foresta.
La Bottega Precaria nasce e muore nella breve scadenza del tempo contemporaneo con lo scopo di sostenere le nuove attività dell’antico mercato nisseno, unendosi a loro per un tempo già prestabilito dagli stessi ideatori, sviluppando accanto alla cultura del cibo da strada quella della creazione e del linguaggio artistico.

Gli artisti consapevoli dell’era in cui vivono hanno voluto giocare, ma neanche troppo, con le parole. Da lì nasce l’idea di una “bottega precaria” pronta a sperimentare insieme alla città e poi a scomparire, migrando altrove, lasciando comunque un segno della sua esistenza nel luogo in cui è vissuta.

Inconsapevoli di cosa accadrà vi invitano a vivere questa strana avventura.
“Venite a trovarci a partire da mercoledì 20 dicembre per vivere il mercato nisseno fra mostre, musica e cibo, nel nome della sperimentazione e dell’aggregazione. 
Dimenticavamo… Siamo P-ARTime !”

LORENZO MARIA CIULLA pittore e artista, classe 1986, Caltanissetta

Si diploma all’Istituto Statale d’Arte “Filippo Juvara” di San Cataldo (CL) ma incontra la pittura solo dopo aver abbandonato i banchi scolastici, è il 2005 l’anno che segna l’inizio della sua instancabile produttività artistica in continua evoluzione.

Lorenzo Maria Ciulla è un pittore, cantante di una band. L’arte, per lui, è un processo naturale:respiro, espiazione, catarsi e consapevolezza. È in una vecchia masseria dell’antico quartiere arabo di Caltanissetta, in quella che è stata la casa dei nonni, circondato da attrezzi contadini e mura centenarie, che Lorenzo da un paio di anni ha creato la sua residenza-studio d’artista, colorata e ben riconoscibile sin dall’esterno. Tra le colline e la campagna del centro Sicilia, il pittore armato di pennelli, spatole ed acrilici si confronta con un mondo di stimoli infiniti che riproduce su tela, dove spessi grumi di colore ridistribuiscono ordine tra pensieri e sensazioni quotidiane. Ogni momento libero della sua giornata diventa un’occasione per immergersi totalmente nell’arte. Sono tutte le forme e le tinte che raccoglie dal mondo ad impregnare quelle tele strabordanti di toni forti e linee decise.

Quello di Lorenzo è sicuramente un universo a colori, al cui interno i volti familiari o ignoti si trasferiscono su sfondi urbani verticali o paesaggi metafisici; i miti e le leggende delle tradizioni e delle antiche arti popolari siciliane si trasformano in personaggi pop contemporanei e l’antica Grecia si staglia su cieli e mari di pianeti immaginari. Tra le trame delle sue tele si riversano persone, racconti, letture ed incontri, ma anche tutte le emozioni più profonde del Lorenzo riservato ed intimista. Le persone del mondo reale cambiano forma non appena l’occhio del pittore viene attratto da una loro particolarità e diventano subito segno: si trasformano in personaggi di un mondo onirico dove ognuno trova quella pace che nella vita reale difficilmente riesce a raggiungere. Tra i colori allegri e sfacciati si nascondono però anche tutti i segreti, le paure e le insicurezze, quella parte che nessuno ama mostrare.

Tele nuove, materie di scarto, legno, scale, panche, tavoli, vasi qualsiasi materiale abbia un buon rapporto con il colore per Lorenzo Maria Ciulla è una possibile opera, ed è così che a cominciare dalle pareti della casa che abita, porta avanti anche in collaborazione con altri artisti siciliani, progetti di rigenerazione ed abbellimento urbano, sia in qualità di artista che di ideatore e promotore, perché Il grigio cittadino si può combattere solo con il colore e la creatività.

STEFANIA ZAPPALÀ (ALIAS STE). Torna a Caltanissetta, città natale, in cui tutt’ora vive, dopo un intenso viaggiare : Roma,Torino,Barcellona ,Londra,Istanbul.

Decide infine di fermarsi per un lungo periodo nei Paesi Bassi.  E’ proprio ad Amsterdam,luogo molto caro all’artista,che esplode in lei il desiderio di concretizzare una passione già viva sin dall’adolescenza: la Pittura.

L’ispirazione emerge senza dubbio dagli innumerevoli viaggi,i quali l’hanno arricchita personalmente ed artisticamente.

Cio’ le ha consentito di creare originali produzioni influenzate dalla “Street Art” presente in Europa,e non solo.

Dal tratto fumettistico,i suoi acrilici,toccano,inoltre tematiche sociali,capaci si suscitare nel fruitore,spunti di riflessione. Per mezzo del suo inconfondibile tratto,deciso ed istintuale,è possibile riconoscere l’unicità della sua Arte.  Ha partecipato a svariati allestimenti sia con mostre personali che in collettive.

ALBERTO ANTONIO FORESTA. Bio e Poetica. Nato a Caltanissetta il 12/12/1990 e cresciuto nella vicina San Cataldo, Alberto Antonio Foresta si appassiona fin dalla tenera età all’arte e in partir colar modo alla pittura, grazie all’influenza del padre

Vincenzo, anche lui pittore. Intraprende gli studi accademici presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, in cui consegue la laurea triennale in Didattica dell’Arte con la tesi Einfühlung, “Sentire dentro” l’opera d’arte. Il processo empatico tra oggetto artistico e spettatore attraverso la fisiognomica, l’empatia e le neuroscienze; prosegue gli studi teorici a Firenze, laureandosi in Storia dell’Arte presso la Facoltà di Lettere

e Filosofia, con la tesi dal titolo La critica d’arte di David Freedberg. Da “Il Potere delle immagini” alle neuroscienze; vive e lavora attualmente tra Palermo e Milano, luogo di inedite sperimentazioni e ricerche.

Interessato alla società e alle sue contraddizioni, attraverso l’utilizzo di molteplici canali espressivi, dallafotografia alla pittura, dall’installazione alla video-arte, mette in risalto, con sguardo critico o ironico, la naturale propensione alla quotidianità, agli affetti familiari, agli interessi e ai riferimenti culturali, ponendosi in una panoramica interpretativa più ampia. Nel corso degli anni è stato protagonista di personali e collettive artistiche; nel Dicembre 2014 è stato uno dei fondatori del “Collettivo Artistico

Indipendente Contemporaneo MADRE”, di cui è membro insieme ad altri 10 artisti di diversa provenienza culturale. Il collettivo, curato da Marco Colombo e Francesca Rosini, ha intrapreso un progetto di mostra itinerante in differenti città italiane ed europee.

Anacronisticamente malinconica, l’intera indagine di Foresta racchiude le speranze e le testimonianze delle ricerche artistiche del primo Novecento. Nei suoi colori è concentrata l’intenzione dei fauves: «E’ il colore a costituire lo spazio del quadro e a esprimere l’emozione, o il senso interiore della composizione, autonoma dalla realtà visiva»

Nelle figure invece, è vivo il consumato ricordo sedimentato nella memoria delle sue esperienze di vita quotidiana, molto vicine ai consunti ritratti, autoritratti e amanti di Schiele. La continua ricerca in Foresta diventa nel tempo l’unica ragione esistenziale di praticare arte: viene presto spostato l’ago storico, facendo un balzo in avanti fino alle ricerche dell’espressionismo astratto: con le grandi tele e le stesure di colore vibrante di Rothko, Gottlieb, Newman, Reinhardt e di tutti i rappresentanti del color fild painting.

Tanti depositi culturali che trovando dimora in temi e spunti di ricerca, confluiscono, ad esempio, in opere costituite da deboli figure, come nella serie Buongiorno Hitler, o dai colori saturi e dai forti contrasti cromatici in campiture geometriche, in cui improvvisamente i contorni diventano talmente labili da svanire, come nell’opera Harmonia Mundi. Introducendo la sua opera, sempre in evoluzione e ricca di rimandi artistici, culturali, sociali e popolari, Foresta afferma: «la necessità della pittura viene coniugata ad una educazione radicata nello stabilire contatti con la società contemporanea, spesso anche entrandovi in con- trasto e sottolineandone le infinite contraddizioni»

Sempre volto alla sperimentazione e all’evoluzione, il lavoro di Foresta vanta un corpus eterogeneo, poiché la produzione non si limita all’esclusivo utilizzo del medium pittorico, ma esonda anche in mezzi espressivi di diversa natura. Una particolare attenzione è rivolta all’utilizzo del colore e alla sua percezione, sfruttando forti contrasti cromatici e carichi di saturazione. Questa evidente voglia di indagare e utilizzare le diverse possibilità dell’arte è evidente nei progetti fotografici, come nella serie Supplica a mia Madre, dall’immediato rimando pasoliniano, o nell’inedita serie Per mia colpa, per mia grandissima colpa, in cui

Foresta si pone come portavoce di ambiguità e indagine sociale: l’uso di un bianco e nero dal gusto fortemente rétro si scontra con l’estetica contemporanea dell’incerto e dell’indefinito. Le fotografie, dal forte impianto accademico, vengono scardinate dalle esplosioni di colore e rese prive di nitidezza, fino ad inglobare l’osservatore, rendendolo protagonista assoluto della scena proprio come accade nella sua pittura.

Danilo Napoli è un singolo cittadino nisseno. Lui sta aiutando e collaborando all’evento ed è con lui che è nata questa idea. Poi abbiamo inserito anche gli altri due artisti. Lui è uno studente di beni culturali e cittadino nisseno sempre pronto a queste avventure a sostegno delle città e della cultura .

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