Caltanissetta, incontro alla Rosso di San Secondo: conoscere per prevenire le dipendenze

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CALTANISSETTA – Il problema delle prevenzione delle tossicodipendenze nella scuola è di grande attualità e rilevanza. Il consumo e l’abuso di sostanze stupefacenti è , purtroppo,in costante aumento tra i giovani e riguarda fasce d’età sempre più precoci. Occuparsi di droga in ambito scolastico è , pertanto, una necessità, già a partire dalle medie inferiori,in quanto  gli adolescenti vivono un periodo in cui il gruppo di amici può, a volte, mettere nella condizione di dover scegliere se consumare o meno tabacco, alcool, marijuana, che sono le prime droghe con cui i ragazzi vengono in contatto.

Il 7 agosto 2017 è stato firmato un Protocollo d’intesa sottoscritto dalla Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, e la Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, Valeria Fedeli. L’accordo siglato intende rafforzare la collaborazione in materia di prevenzione dell’uso di droghe e alcol in età scolare attraverso una serie di azioni mirate che vedono coinvolti studenti, genitori e docenti. In particolare, si intende informare gli studenti  sui danni per la salute legati al consumo di alcol e droga, soprattutto in giovane età.

La scuola, anche in collaborazione con enti e associazioni, è il luogo privilegiato per la formazione  dei futuri cittadini, il luogo dove gli studenti  hanno modo di imparare a stare con gli altri, acquisire valori, informazioni, conoscenze, per diventare adulti responsabili. Il Protocollo racchiude e indica la necessità di un lavoro sinergico che deve vedere coinvolte le migliori risorse presenti sul territorio al fine di ottenere un’inversione di tendenza nei dati statistici che oggi risultano allarmanti.

E’ proprio alla luce di queste indicazioni che si è organizzato l’incontro svoltosi svoltosi nel pomeriggio del 18 dicembre 2017 presso la scuola secondaria “Rosso di San Secondo” che fa parte dell’istituto comprensivo “Lombardo Radice” di Caltanissetta, con l’intento di offrire ai ragazzi degli strumenti per affrontare con maggiore consapevolezza i possibili rischi legati al loro diventare grandi.Gli alunni della 3 E, guidati dalla docente di scienze Mirella Serpente e dalle docenti di lettere Chiara Tornatore e Antonella Cortese, hanno affrontato la tematica delle dipendenze:hanno letto, analizzato e commentato alcuni brani antologici, hanno riflettuto sulle cause che possono spingere i ragazzi a fare uso di alcol o di sostanze stupefacenti, hanno svolto delle ricerche sui vari tipi di droghe e ci siamo soffermati, in particolare sugli effetti nocivi che esse hanno sull’organismo umano. Hanno anche analizzato il triste fenomeno del doping che costituisce una terribile piaga che offusca la sana competizione sportiva.

Si è quindi avvertita l’esigenza di approfondire questo argomento e pertanto , hanno voluto ascoltare chi , per diversi motivi ha vissuto o vive più da vicino tali problematiche.Apprezzato l’intervento del dottore Salvatore Di Benedetto, medico capo della questura di Caltanissetta.

Intervento che ha proposto la visione di un filmato con protagonista, un piccolo uccello:un kiwi che in maniera semplice, ma significativa, ha fornito numerosi spunti di riflessione.

Il dottor  Di Benedetto ha illustrato le diverse forme di dipendenza, da quelle più classiche a quelle più recenti come quella da Internet;si è poi soffermato sulla natura stessa dell’uomo che è portato a ricercare sostanze che procurano piacere. Ogni essere umano è potenzialmente a rischio, perché si è può essere colti in un momento di debolezza, fragilità, di solitudine,ogni persona può attraversare un momento emotivamente difficile, momenti che si devono accettare e non si può pensare di risolvere i problemi facendo ricorso ai “paradisi artificiali” .

Si è poi soffermato sui concetti di dipendenza  e tolleranza, ma ancora di più sull’importanza dei sentimenti.

Ha portato a riflettere i presenti,alunni e genitori,sul fatto che che tutte le sostanze, come i farmaci , determinano effetti desiderati ma anche effetti collaterali. Le sostanze stupefacenti determinano una compromissione fisica, mentale, sociale, si arriva perdere la libertà, a delinquere…

Ogni individuo quindi deve avere a disposizione quegli strumenti che lo aiuteranno a scegliere, a valutare, a saper dire dei NO!L’incontro è continuato con l’intervento della dott. M P Antonelli, educatrice presso  la comunità di recupero Villa Ascione, una realtà ormai presente nella nostra città da oltre trenta anni.

Ha  illustrato metodi e strumenti del programma terapeutico, soffermandosi sul fatto che la comunità rappresenta una scelta importante per chi decide di partire alla ricerca di sé, che è fondamentale l’azione del gruppo e del vivere insieme. Vivere in comunità significa chiudere con il passato, perché si deve “abitare” nella comunità, nel senso che la comunità rappresenta iL luogo in cui ci si pende cura di sé ma anche degli altri.

La dott. Antonelli ha illustrato anche le varie fasi del programma

 terapeutico, l’importanza del rispetto delle regole.Toccanti e significative le testimonianze di Alfio e Orazio, due ospiti della comunità che stanno completando il loro percorso di riabilitazione. Hanno ripercorso la loro esperienza con i presenti, hanno entrambi detto di aver iniziato prima con una sigaretta, poi sono passati allo spinello e successivamente a diverse forme di sostanze. si inizia perché si abbandona la scuola, si frequentano cattive compagnie, non si parla in famiglia, per  una delusione amorosa, non ci si sente compresi e si rifiutano anche gli aiuti che vengono offerti…

Alfio ha sottolineato che quando si inizia ad usare uno spinello purtroppo già si è nel tunnel, per lui non c’è differenza tra droghe pesanti e leggere e che è assolutamente contrario alla legalizzazione delle droghe. Ha invitato i ragazzi a non essere curiosi di sperimentare le sostanze che si rivelano autodistruttive. Dopo fallimenti familiari, problemi con la giustizia

Alfio ha deciso di chiedere aiuto per amore di suo figlio.

Anche Orazio ha raccontato di aver iniziato molto presto, che di fronte alle difficoltà la via più semplice per addormentare il dolore può apparire la droga.

Inizialmente ha detto d non credere nelle comunità come percorso di recupero, ma si è trovato da solo abbandonato da quella famiglia che aveva fatto tanto soffrire, ha detto riessersi trovato di fronte ad un bivio o la comunità o la morte, è la comunità ha rappresentato la sua salvezza, grazie al percorso intrapreso ha “tirato fuori” tutti ii sentimenti. Per lui una importante spinta al cambiamento è stata data dal figlio,dalla moglie e dai suoi genitori. In diversi momenti ha chiesto ai ragazzi di parlare sempre con la famiglia.

Sia per Alfio che per Orazio fondamentale è stato il riavvicinamento alla fede e ai valori cristiani su cui la comunità si fonda.

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