La “Transumanza” settembrina di Palazzo del Carmine: tutti incazzati

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Scriveva D’Annunzio:”Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. Ora in terra di Abruzzo i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare”.
Nella frase del Vate si respira il profumo evocativo di un esperienza spirituale. L’essenza delle conifere collinari si respira durante il viaggio. L’odore della salsedine ancora evaporante accoglie i pastori e gli armenti che passeranno l’inverno a mare. L’alternarsi dei paesaggi suona al ritmo delle stagioni, in una magica armonia ove tutto è pregiato.
Chissà se Ruvolo ed i suoi magnifici sei avevano in mente tutto ciò, quando in una noiosa giornata di settembre, forse nostalgici delle vacanze estive, hanno tentato di dare un po’ di colore a Palazzo del Carmine, che per la verità, da un bel po’ è davvero grigio grigio.
La favoletta della “ri” organizzazione del personale la sentiamo ormai da tre anni e mezzo.
Anch’essa risponde agli ormai famigerati postulati Ruvoliani, seguiti ormai pedissequamente da assessori, dirigenti e fedelissimi.
Il primo postulato Ruvoliano: “Prima di me tutto era allo sfacelo”;
Il secondo postulato Ruvoliano: “Non importa se ciò che facciamo sia utile e positivo; purché dimostriamo di fare qualcosa, è anche consentito fare danno”.
Il primo assessore al personale provò a centuplicare il numero delle posizioni dirigenziali, precedentemente decimate dallo sparagnino Campisi perché costavano troppo, ma non ci riuscì per mancanza di denari;
Il secondo assessore al personale non ebbe anch’esso l’opportunità di combinare danno, stavolta per mancanza di tempo;
Il terzo assessore  al personale, che da qui in poi chiameremo “il coraggioso” (lasciando al lettore la possibilità di sostituire coraggioso con temerario), in ossequio al secondo postulato, nulla riuscendo ad inventare, (stavolta per mancanza di creatività), ha probabilmente deciso di “ammiscare le carte”, ripescando la nobile pratica della transumanza, dove gli armenti sono i malcapitati dipendenti comunali, costretti, alcuni alla vigilia della pensione, a trasferimenti da una parte all’altra del Comune.
Entusiasta il nostro Ruvolo “Vate” (o pastore, chissà?), affascinato da un’operazione di grande impatto emotivo (soprattutto dei dipendenti incazzati neri), probabilmente certo di trascinare anche i lavoratori nella sua isterica e devastante euforia del cambiamento, che per la verità ha molto l’odore sinistro di chi brucia nella consapevolezza di doversi inventare l’oggi per evitare di pensare al domani.
Suggestivi i toni della conferenza stampa, dove “il coraggioso”, accanto al nostro Ruvolo ed ad alcuni dirigenti (con le espressioni di vitelli al macello), esaltava, visibilmente eccitato, la storicità dell’operazione.
Ed alla storia probabilmente passerà, in quanto per la prima volta è riuscita a fare incazzare neri proprio tutti.
Dipendenti, Dirigenti Sindacali, ed anche i poveri utenti, che già si avventurano tra i disservizi causati da uffici decimati e mal diretti.
Passerà alla storia come il primo provvedimento di un organo politico di un comune di 60000 abitanti che trasferisce nominativamente i dipendenti.
Tutto ciò mentre Ruvolo e i suoi magnifici stanno già probabilmente reagendo alle veementi doglianze dei lavoratori (da ormai tre anni stanchi di fare da capro espiatorio delle inefficienze di amministratori capricciosi), ripescando suggestive teorie complottistiche su forze oscure che tramerebbero contro l’ormai inevitabile cambiamento.
Chissà chi avrà la meglio? Non certo i Cittadini, un po stanchi di chiacchiere e di indesiderati spettacoli, molti dei quali, al contrario degli armenti di Annunzio, (e anche dei nostri amministratori) non hanno respirato l’odore delle conifere e del mare, ma solo della carta delle bollette e della cambiali da pagare.

2 Commenti

  1. Caro direttore siamo davvero un paesello!!! Premetto che ritengo la.giunta ruvolo la peggiore degli ultimi 50 anni, ma le devo ricordare che le.rotazioni , soprattutto dei dirigenti, con cadenza biennale , riscontrano le norme sull’anticorruzione. Ora capisco che siamo abituati ad avere l’amico giusto al posto giusto ma ciò in un paesello che si atteggia a città non è accettabile. Inoltre ci sono uffici comunali che espletatano pratiche che nella norma , in tutto il mondo, non ci vogliono piu di 30 giorni a Caltanissetta ci vogliono anche sei mesi . Vedi il suap che sino ad oggi è uno degli elementi frenanti.dello sviluppo della città. Quindi se il povero impiegato viene smosso da un ufficio ad un altro e resta traumatizzato……qualche seduta dallo psichiatra risolve tutto!!!!
    Caro Direttore la città ha problemi molto più gravi di quelli “amicosindacali” sollevati dall’articolo …..

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