Rassegna stampa. Presunto scambio di provette al Sant’Elia per tutelare la figlia: la parola all’accusa

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“Vito Milisenna mi ha chiesto che fine facessero le provette che si utilizzavano per le analisi del sangue. Non so però perché volesse sapere tutto questo”. A rendere questa dichirazione in tribunale un medico dell’ospedale Sant’Elia che ha deposto ieri come testimone nel processo che vede lo stesso Vito Milisenna, 61 anni, direttore del dipartimento di Medicina Legale dell’Asp nissena, imputato per un presunto scambio di provette per evitare la denuncia per guida in stto di ebbrezza della figlia Costanza, che era stata trovata positiva all’alcool test dai carabinieri. E per questo, sempre secondo l’accusa, avrebbe cercato di sostituire la provetta con il sangue della ragazza con una contenente il suo sangue che era “pulito”. Ma la difesa sostiene, di contro, che Milisenna volesse solo accertarsi che il sangue risultato positivo al test dell’alcol fosse quello della figlia. Sul pretorio è salito anche uno dei carabinieri che si è occupato delle indagini, descrivendo alcune delle attività compiute, in particolare la raccolta delle intercettazioni sulle quali si basa l’accusa. Ieri era previsto anche il processo che vede lo stesso Milisenna imputato per peculato: il dibattimento in questo caso è ancora alle battute iniziali e il tribunale, presieduto da Antonio Napoli, ha deciso di affidare a un perito l’incarico di trascrivere alcune intercettazioni contenute nel fascicolo della Procura. L’accusa di peculato per Milisenna (difeso dagli avvocati Dino Milazzo e Sergio Monaco) è venuta fuori in quanto Milisenna, secondo gli inquirenti, non avrebbe versato all’Asp, ente per cui lavora, la percentuale per le proprie prestazioni private, come previsto dalla legge. Il primo caso, finito sotto la lente di ingrandimento dei carabinieri, riguarda la richiesta di 2500 euro a tre persone per una consulenza oltre a mille euro per scrivere una memoria integrativa e 1800 euro per testimoniare davanti al Tribunale di Agrigento. Tremila euro, invece, la richiesta a un’altra famiglia per la perizia e per la testimonianza in tribunale. Tutti e due i processi sono stati rinviati al 16 maggio. (di Vincenzo Pane, fonte La Sicilia)

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