Didatticarte, insegnare arte con un blog: la buon scuola interattiva di Emanuela Pulvirenti

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Interpretare il web come possibilità di diffusione di un metodo didattico innovativo, sviluppato per affrontare le criticità rilevate sul campo.

Un tessuto sociale, giovanile soprattutto, impermeabile alla cultura dell’arte e del bello. Questa la sfida di una professionista siciliana, nissena di adozione.

La Professoressa Emanuela Pulvirenti, Architetto, sposata con Mario e mamma di due figli, a dicembre dello scorso anno è stata insignita del prestigioso premio “Silvia Dell’Orso” per la divulgazione dei Beni Culturali. Il merito riconosciuto a Emanuela è di aver ideato, e di gestire, (in forma assolutamente volontaria e gratuita), il blog di cultura artistica “Didatticarte”, accreditato da circa 500.000 visitatori al mese e 160.000 iscritti nella pagina Facebook..

Emanuela mostra fin dal suo percorso didattico una creatività non comune. La sua esperienza è prova che non vi è crisi nelle professioni intellettuali, dove soggiornano talento, impegno e capacità.

Si laurea nel 98 in Architettura all’Università degli Studi di Palermo, indirizzo disegno industriale e tesi in illuminotecnica, affascinata dal rapporto tra luce ed architettura. Subito assunta dall’AEM di Milano (azienda municipalizzata per la pubblica illuminazione, oggi la quotata in borsa A2A), progetta l’illuminazione stradale e monumentale di diverse zone della metropoli. Ma la “luce” ed il sole della Sicilia ha la meglio su una promettente carriera al nord Italia. Torna a Palermo, si sposa ed apre lo studio associato Triskeles con Mario. Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in fisica tecnica ambientale, tra il 2004 ed il 2006, insegna Light Design all’Istituto Europeo di Design di Milano, e pubblica diversi testi specialistici. Tra questi si annoverano i capitoli dell’illuminazione stradale e pedonale del Manuale di Progettazione Illuminotecnica di Mancosu Editore.

Progetta, in collaborazione con Piero Castiglioni l’illuminazione per la Galleria Vittorio Emanuele di Milano, la Scala di Santa Maria del Monte a Caltagirone, la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis a Palermo. Con lo studio Triskeles progetta le illuminazioni architettoniche della Sinagoga di Firenze (esterni), della Tonnara di Favignana, del Duomo di Monreale (interni), della Sala delle Capriate, del chiostro di Palazzo Steri a Palermo e della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina. E’ ideatrice di apparecchi di illuminazione per esterni per conto della Castaldi Illuminazione.

Progetta altresì l’illuminazione del progetto “Grande Piazza” a Caltanissetta, in attesa di realizzazione.

Nel luglio 2006, la svolta “didattica”. A seguito del concorso a cattedra, cui partecipa reticente su spinta dei genitori, viene immessa in ruolo al Liceo Scientifico di Castelvetrano. Il primo settembre entra a scuola per la prima volta. Non ha mai fatto neanche una supplenza. I primi anni, sono duri. Transfuga da un istituto all’altro, comincia a mettere in pratica i suoi “esercizi di sopravvivenza”.

Il problema pratico era:”Come coinvolgere e appassionare gli studenti che non ne vogliono proprio sapere di studiare la storia dell’arte?”

Mutuando il pensiero filosofico dello psicologo maltese Edward de Bono, (“Un problema è semplicemente la differenza tra ciò che si possiede e ciò che si vuole.”) Emanuela trasforma così ogni ostacolo nel suo lavoro d’insegnante di storia dell’arte, nell’opportunità e volontà di realizzare un cambiamento e, soprattutto, condividerlo.

Nella biblioteca di un liceo trova una lavagna elettronica interattiva sulla quale poter scrivere, disegnare, allegare immagini, testi e così via. Avrebbe così potuto raccontare ai ragazzi cose nuove, far vedere molte più opere rispetto a quelle nel libro, fare confronti e soprattutto mostrare l’arte contemporanea ispirata a quella del passato.

Comincia a preparare delle slide, includendo bellissime foto, grandi, che dessero agli allievi uno “schiaffo” alla loro attenzione e percezione. L’essere architetto pregna con una forte impronta interdisciplinare l’attività didattica di Emanuela. Le questioni artistiche vengono affrontate da punti di vista inconsueti e originali, ‘anarchici’ talvolta, ma certamente più comprensibili. L’illuminotecnica fa spesso capolino quando approfondisce temi come la visione dei colori, la luce nei quadri e nell’architettura, la percezione delle texture, il chiaroscuro nel disegno, le ombre proprie e portate.  La reazione degli studenti è  presto positiva e proattiva.

Tutti chiedevano il materiale didattico, fino a quando Emanuela, estenuata dalle continue richieste di email e chiavette usb un bel giorno esclama:“Vabbè ragazzi, faccio un sito.” Il nome costò il tempo delle vacanze di Natale, e fu “Didatticarte”. Inizialmente solo un archivio, ma già prima di Pasqua pagina Facebook, aperta a tutti. Al programma didattico Emanuela aggiunge articoli e notizie provenienti da altre fonti. Presto, oltre agli studenti si iscrive alla pagina un numero crescente di persone, mille, duemila, cinquemila, a livello esponenziale. Nell’aprile 2013 arriva il blog, frutto delle necessità sviluppate in un Istituto ancora più problematico. Dopo un rapido apprendimento delle tecniche informatiche, Emanuela inizia a ricercare i contenuti. Sogna ed immagina la sua didattica, diversa da quella tradizionale. Decide di osare, diffondendo i suoi “carbonari” esperimenti didattici. Pubblica così i “Tableau Vivant”, inventati per una classe che non riusciva a coinvolgere in alcun modo. Gli studenti diventano “parte” dell’opera d’arte, integrando o sostituendo i personaggi rappresentati. L’opera diventa l’apparecchiatura scenica di una rappresentazione didattica, dove i discenti diventano protagonisti.

La diffusione dell’originale esercizio creativo collettivo, permette di abbattere il muro che divide la scuola dal mondo esterno, e quest’ultimo reagisce con interesse interloquendo con la scuola.

Il blog non è mai stato considerato uno strumento didattico “obbligatorio”, in quanto ciò avrebbe distrutto l’immediatezza, la spontaneità, il piacere dei ragazzi nel parteciparvi.

I numeri delle visite sul blog sono vissuti come montagne russe da una riservata Emanuela, ormai involontariamente catapultata in una esaltante prova di resistenza contro se stessa.”Ora è solo il tempo il mio vero cruccio, perché adesso le cose da fare stanno diventando tante – Io che amo le cose fatte bene (altrimenti non si fanno) avrei bisogno di una giornata di 50 ore per stare dietro a ogni cosa, c’è anche la mia famiglia, i miei due figli. A volte mi sento spremuta come un limone. Però tutto questo mi piace e ormai non potrei farne a meno”.

Emanuela, per il futuro sogna che ciò che ha fatto per la scuola torni nella scuola, restituendole così ciò che Lei dalla scuola ha preso. L’obiettivo è trasformare una realtà scolastica di zone disagiate, definite dalla docente di “notevole povertà economica e culturale”, concorrendo alla crescita del territorio.

Nel suo presente Emanuela viene chiamata a tenere seminari in cui illustra il suo metodo in diverse scuole e workshop presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo.

Dal 2014 ha iniziato ad intrattenere un rapporto con l’editore Zanichelli ed è stata recentemente invitata dal MIUR a tenere un workshop alla Reggia di Caserta insieme ad altri formatori per un evento realizzato ad un anno dal lancio del Piano Nazionale Scuola Digitale.

 

 

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