Sicilia, vitalizi d’oro a ex deputati ed eredi: Ddl per tagliarli.

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PALERMO – E’ un conto salato quello pagato dall’Assemblea regionale siciliani per i vitalizi agli ex deputati e ai loro eredi. Un milione e mezzo al mese, 18 milioni l’anno. Trecentodieci corposi assegni che adesso qualcuno pensa di tagliare, dopo che comunque la materia ha gia’ subito una razionalizzazione. Forza Italia ha chiesto alla presidenza dell’Ars di prevedere in tempi rapidi l’incardinamento del disegno di legge, il numero 996 del 26 maggio 2015, per il ridimensionamento dei vitalizi ai parlamentari regionali, alle vedove e agli eredi. Il ddl prevede il taglio del 50 per cento della parte eccedente i 5.500 euro, e la decurtazione, sempre del 50 per cento, “in presenza del doppio e del triplo vitalizio”. A incassare l’assegno, per citare un caso di scuola, e’ anche la figlia del primo presidente della Regione, Giuseppe Alessi, eletto il 30 maggio 1947, considerato il padre dell’autonomia.
Un provvedimento doveroso, commenta il capogruppo azzurro Marco Falcone, “che non sembra pero’ stare particolarmente a cuore alla maggioranza a all’ufficio di presidenza, malgrado un nostro ordine del giorno votato favorevolmente dall’Aula nell’aprile del 2015. Oggi il pallino e’ in mano al presidente dell’Assemblea”. In base ai dati aggiornati al 31 dicembre scorso, la spesa mensile e’ di 801.407 euro per gli assegni vitalizi diretti a 163 ex deputati; sono 127 gli assegni di riversibilita’ per una spesa, ogni mese, di 572.830 euro; 17 le pensioni erogate con il sistema ‘pro-rata’, pari a 98.384 euro mensili; e 3 le pensioni di reversibilita’ ‘pro-rata’ per una spesa complessiva mensile di 9.788 euro. L’istituto dell’assegno vitalizio e’ stato abolito dal primo gennaio 2012, fermi restando gli assegni erogati ai beneficiari che ne avevano maturato il diritto. Dalla stessa data e’ stato istituito un sistema previdenziale contributivo in base al quale il deputato cessato dalla carica riceve una pensione commisurata all’ammontare dei contributi versati. Il nuovo regolamento delle pensioni prevede a carico del deputato una trattenuta mensile pari all’8,80% dell’indennita’ lorda. Le novita’ piu’ rilevanti introdotte dalla nuova disciplina sono il requisito minimo effettivo di mandato parlamentare pari a cinque anni, senza possibilita’ di versare contributi per ricongiungere periodi di legislatura non effettivamente svolti; l’eta’ minima di 65 anni per conseguire l’assegno vitalizio o pensione, ovvero 60 anni per chi ha svolto il mandato per almeno 10 anni; l’introduzione di nuove cause di incumulabilita’; sospensione del pagamento qualora il deputato sia rieletto all’Ars, al Parlamento nazionale, al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale o ricopra determinate cariche pubbliche; sospensione nei casi di condanna definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione che comportino interdizione dai pubblici uffici.
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1 COMMENTO

  1. Finalmente e ringrazio, Il Fatto Nisseno pubblica la notizia, dopo che da alcuni giorni era già nota, ma in realtà sappiamo da anni come in Sicilia la classe politica (da destra a sinistra) ha fruito dello statuto solo per ingrassarsi e fare ingrassare mogli ( e qui potrei anche capire una sorta di reversibilità, ma limitata) e figli (qui non capisco, o meglio….). risultato dopo 70 anni dalla fine della guerra? statuto in regalo per tappare la bocca a quattro straccioni pseudo indipendentisti, la cui mano armata Giuliano Salvatore insanguinò la nostra già martoriata terra. Di conseguenza oggi i nostri figli latitano tra disoccupazione e lavori instabili. VERGOGNA……..

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