Noi non siamo quelli. Dalle crepe filtra sempre un raggio di luce

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Noi non siamo quelli, ma forse anche un pò lo siamo. Noi non siamo come ci raccontano, ma in realtà un pò lo siamo. Noi sappiamo di essere come gli altri ci vedono ma non vogliamo sentirlo.
Un servizio di Rai 1, all’interno del settimanale Tv7 andato in onda venerdì 9 dicembre dal titolo “Fattore no” nel quale si raccontavano le miserie umane di una città alla deriva, ha fatto sobbalzare dalla sedia i nisseni sonnecchianti e menefreghisti, pavidi ed attendisti. La ragione dell’indagine giornalistica nasce dall’esito del referendum Caltanissetta con il suo 72% di no è stata un caso regionale ancor più quando sul “Sole 24ore” viene pubblicata una classifica che elenca per età i risultati del voto, qua si svela l’arcano, la maggior parte dei no a Caltanissetta sono stati espressione del voto dei giovani ed allora l’indagine della giornalista di Rai 1 nasce da questo, la curiosità di andare a vedere come sono questi giovani che votano No in questa piccola città capoluogo di provincia in una landa sperduta del centro Sicilia. Nove minuti nei quali Enrica Maio ha raccontato uno spaccato di verità, una porzione di realtà, quella più desolata della Provvidenza, il quartiere più sgarrupato della città, dove si susseguono i crolli ed i lavori sono fermi da anni, certo più edificante sarebbe stato se si fossero viste gru in movimento e palazzi in edificazione secondo quell’opera di riqualificazione urbana tanto sbandierata da tutti e poi bloccata, l’indignazione non deve arrivare postuma ma dovrebbe essere preventiva quando chi amministra si trova dinnanzi ad un tale scempio. Inutile del tutto inutile è poi andare a cercare i suggeritori occulti della giornalista che è venuta in Sicilia per fare il suo lavoro. Sulla qualità del servizio magari se ne potrà discutere. Tre gli elementi fondanti di un percorso a detrimento di tutti. I giovani che hanno condotto per le vie della città la signora per scienza e coscienza l’avrebbero potuta anche accompagnare altrove, ma se la richiesta è stata fatemi vedere il peggio, quello loro hanno fatto, l’hanno accompagnata verso il peggio. Se non fosse che dopo la nascita delle polemiche gli stessi con una lettere al “Fattonisseno” si sono smarcati dicendo che di tutto ciò che hanno detto nel bene e nel male è stata inserita solo una piccola parte. Il secondo elemento è la presenza di Aldo Rapè anelito di speranza, la sua “Stanza dello Scirocco” come luogo della resistenza ed il vento caldo che prova a coccolare un luogo sferzato dal gelo dell’indifferenza.

Pagina 10 del mensile di dicembre 2016

Peccato troppo poca la positività di Rapè con cui il servizio si è aperto, rispetto a tutto quello che è stato raccontato in seguito, vero tutto vero, per amor del cielo, ma unidirezionale a voler confutare una e una sola tesi quella della sconfitta morale. Ultimo e terzo elemento, “Una città scontenta” è stato detto, e bè, certo una città nella quale una persona su due è a rischio povertà come da ultime indagini Istat, certo non c’è tanto da stare contenti. Ma la città è scontenta anche perché non vede possibilità di uscita da questa situazione. Lo strappo che si è creato tra la classe dirigente, le istituzioni, i cittadini, la base sociale è oramai incolmabile, più che scontenti i cittadini si sentono abbandonati, illusi sedotti e poi abbandonati. Non una promessa fatta dall’attuale governo della città è stata mantenuta. Quel famoso 72% di No è stato un no a tutto questo, forse più a tutto ciò, che al quesito referendario, la gente non ha visto l’ora di andare a votare per mettere in atto l’unico strumento efficace di vendetta contro i poteri forti, esercitando quel potere che li rende cittadini attivi realmente non a parole, in quell’unico momento in cui partecipano e decidono, tutto il resto sono solo chiacchiere. “Ne esce una Caltanissetta che non si arrende” è stato scritto ai primi sussulti di ribellione, in realtà ne esce una città difficile complicata,abbastanza sola, nella quale l’argomento più alto di dibattito culturale e politico è la stagione teatrale ed i famosi 100 mila euro dati a Moni Ovadia per comporre un cartellone. Il dibattito dovrebbe essere coraggiosamente spostato sulla mancanza di investimenti che non creano posti di lavori duraturi, i call center sono un’altra cosa. L’assenza totale di alcuni parlamentari che per un medievale principio di appartenenza ereditaria per legislature stanno seduti a Roma senza mai alzare un dito per la loro terra. I figli d’arte che non si curano minimamente del mandato che il loro ruolo gli impone esercitare. Il coraggio manca il coraggio delle parole innanzi tutto. Facile prendersela con un sindaco sicuramente per molte questioni inadeguato, ma sempre eletto direttamente dal popolo, voluto, altra cosa è stare in posizione sicura in lista con sbarramento.
Una cosa è commentare, altra è raccontare per professione, nel secondo caso bisogna andare a fondo alle questioni capire le ragioni per cui una città che fino a qualche anno fa sembrava stesse vivendo una nuova primavera adesso è ripiombata nell’inverno. Stesso meccanismo avrebbe dovuto utilizzare la collega di Rai 1, capire se c’è un’altra città quella che vuole sollevarsi, quella che resiste come le ha raccontato Aldo Rapè, troppo poco un solo empio per rappresentarla, quella di chi come tanti ragazzi restano e combattano per inventarsi delle nuove prospettive.
Avrebbe dovuto sentire alcuni di loro per dare un’immagine completa della realtà, se no resta sempre parziale distorta. Se non fosse che spesso fa comodo raccontare sempre lo stesso sud arretrato con le porte dei bassi mezze rotte dalle quali escono nidiate di bambini scalzi, ti favelas.
A poco se non a dare un segnale, forse tardivo, ai concittadini servono le parole del sindaco in una lettera indirizzata al direttore di Rai1 Mario Orfeo nella quale chiede un recupero di immagine in un futuro racconto di verità completa.
È stata descritta una città, crepata, offesa, vituperata, ma dalle crepe filtra sempre un raggio di luce.

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