Anche il funerale ha il suo bon ton

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La perdita di una persona è sempre un momento delicato, per chi la vive da vicino e chi per rispetto e per affetto dimostra il suo dispiacere presentandosi alla cerimonia di addio, il funerale.

Non è un giorno felice, non è una festa ma può diventare un momento di elegante raccoglimento.

Diana Vreeland nel 1910 assiste ai funerali di stato del re Edoardo VII e ne ammira la magnificenza, la regalità e soprattutto il rispettoso silenzio di chi vi partecipa e di chi vi assiste tra la gente di una Londra a lutto.

Questo bon-ton, questo sapersi comportare per rispetto e per cultura dovrebbe essere tenuto presente anche ai funerali.

Abiti da matrimonio rispolverati dall’armadio, l’organista con la bombola d’ossigeno, persone che accorrono alla chiesa con sandali e tracolla, cravatte (nere) con stampati dalmata giganti, pantaloni a mezzo polpaccio e addirittura tute da ginnastica.

“Ma quella sta andando a fare una gita a Medjugorje con l’oratorio vero?”.

Troppe le t-shirt, troppi i sandali con brutte dita al seguito e poco lo stile.

Alcune persone pensano che il funerale sia una cerimonia triste a cui andare vestendosi come tutti i giorni, indossano al massimo occhiali neri anche in chiesa e l’abito scuro non è che un vezzo all’antica.
Non deve trasformarsi in una sfilata di moda alla Mc Queen ma nemmeno in un corteo carnevalesco in cui la perpetua del paese precede addirittura il passo del parroco vestita come per andare a pulire le ragnatele della cantina.

L’essere sobri, in abito scuro (ormai sdoganato anche il blu notte), pacati e non chiassosi, significa avere rispetto e dimostrare dispiacere per la dipartita di una persona.

La famiglia del defunto può tenere gli occhiali scuri, gli uomini la cravatta nera d’ordinanza, le signore un cappellino, una veletta, un velo di pizzo, un’usanza che ha radici millenarie e che ora è trascurata a favore di un viso rigato dalle lacrime.

il velo è l’ antenato di classe degli occhiali neri.

Ancora una volta sono le persone di un’altra epoca a sapersi comportare e vestire anche in queste occasioni, così al funerale di paese compare una signora ottuagenaria che con pacata lentezza si avvicina alla chiesa e sfoggia un cappellino nero.

“FINALMENTE qualcuno che si è ricordato che non sta andando alla sagra della salamella!”.

Certi funerali invece sono attesi come debutti in società per la chiesa che verrà scelta, per le amiche aristocratiche, quelle sopravvissute s’intende, e per l’eleganza dei fiori inviati.

“Quando muore la cattiva Prozia Clotilde andiamo al suo funerale perché sarà un evento mondano imperdibile!”.

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