Elezioni Comunali: rush finale. Referendum: scontro totale. Renzi: “Dopo 30 anni sto inciuci”

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Matteo Renzi riceve il Presidente egiziano Abdel Fattah Al SisiSarà il primo ‘test’ vero dopo le Regionali e, sebbene il premier Matteo Renzi ribadisca come alle amministrative non si voti sul governo, sale la tensione sulle elezioni che, domenica prossima, coinvolgeranno le principali città italiane. Un voto che, nell’ultima settimana elettorale, vedrà scendere in campo praticamente tutti i ‘big’ della politica, a cominciare proprio da Renzi. Il premier e segretario Pd, infatti, sarà lunedì a Torino, martedì a Milano e mercoledì a Roma, infilando un ‘filotto’ teso a dare la spinta decisiva ai candidati Dem.

La partita Comunali, infatti, è apertissima e si incrocia, dentro e fuori il Pd, con quella ben più cruciale delle riforme, in merito al quale lo scontro è totale. Le amministrative “sono elezioni in cui si sceglie la persona che deve governare una città”, al referendum d’ottobre invece l’Italia “è a un bivio”, rimarca Renzi ribadendo come votando sì alle riforme l’Italia potrà “porre fine agli inciuci per sempre”. Parole che infiammano, nuovamente, le opposizioni. “Non saremo certo noi a chiedere le dimissioni di Renzi se vince il no, M5s non vuole personalizzare altrimenti così si fa il gioco di Renzi”, è la mossa che, sul fronte opposto, si gioca Luigi Di Maio spiegando come, in caso di “no” alla riforme, sia “fondamentale” il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Non voglio tirarlo per la giacchetta ma spero che intervenga e indichi agli italiani con quale legge elettorale si va perché al Senato c’è l’Italicum mentre alla Camera il Consultellum”, spiega ancora Di Maio.

E se Berlusconi chiama i “rassegnati” alle urne e torna a puntare il dito contro un governo “abusivo e illegittimo” che con il combinato disposto Italicum-riforme vuol dar vita ad un “regime”, il referendum d’ottobre continua a dividere anche i Dem. A scatenare l’ira della minoranza è il ministro della Cultura Dario Franceschini che in un’intervista a La Repubblica definisce il voto contrario alle riforme “un atto contro il Paese” invitando la sinistra Pd a non utilizzare il referendum per sbarrare la strada al premier ma ad utilizzare il congresso per sfidarlo. Le parole di Franceschini sono “l’espressione imbarazzante di una profonda disonestà politica e intellettuale”, attacca Gianni Cuperlo mentre il bersaniano Federico Fornaro “pretende” che l’accordo sul ddl sul Senato elettivo sia rispettato. Nel Pd, insomma, continuano a ‘volare stracci’ ed è lo stesso Renzi, in un’intervista ad Avvenire, ad accusare la minoranza di “cannoneggiare” sul quartier generale sebbene abbia chiesto “una tregua alle polemiche” in vista delle amministrative.

Dalla minoranza “sono deluso, leader anche autorevoli” usano un linguaggio che neanche le “opposizioni più dure” adoperano, è l’affondo del premier. Un affondo che, dopo le amministrative, apre la porta ad una nuova resa dei conti interna al Nazareno. Prima, però, c’è il voto di domenica, il rush elettorale delle ultime ore, gli endorsement delle ‘star’. E non è un caso che, all’indomani del sostegno giunto al M5S dalla ‘fedelissima’ Pd Sabrina Ferilli, oggi, sull’Unità, sia una star nazionalpopolare come Gigi Buffon a ‘benedire’ le riforme renziane e ad applaudire un premier che “ha coraggio, ci mette la faccia, ci prova”. Toccherà poi ai comizi finali definire gli equilibri di una partita che vede Pd e M5S in costante polemica (l’ultima quella sull’assessorato a tepo proposto da Di Maio). Mentre Renzi sgombra ogni dubbio dal sostegno di Denis Verdini ad alcune liste del centrosinistra: “risponde a singole realtà territoriali, io non ho nessun imbarazzo”. (Fonte ansa.it)

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