25 aprile, memoria viva e monito per il futuro

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CALTANISSETTA – Fu la forte volontà popolare – la stessa citata fino alla nausea dall’attuale maggioranza di governo – maturata a seguito della scelta trainante di un gruppo di intellettuali e politici italiani a decidere, tra il 1943 e il 1945, che il nazifascismo andava abbattuto, a qualunque costo. E fu la Resistenza, fino alla Liberazione del 25 aprile 1945, con un tributo di sangue altissimo, un sacrificio grazie al quale ci è stata consegnata l’Italia democratica e libera che oggi sembra avere smarrito il senso di questa importante eredità, costata la vita a 35mila partigiani, 10mila civili uccisi dai tedeschi per rappresaglia, 16mila soldati morti nei campi di concentramento tedeschi, 40mila uccisi, deportati politici ed ebrei italiani, 10mila soldati italiani caduti al fianco degli Alleati e più di 20mila giovani, mutilati o invalidi, che portarono per sempre con sé il ricordo terribile della guerra. Sei i partiti antifascisti (liberale, democristiano, socialista, comunista, d’azione e democratico del lavoro) che si riunirono a Roma nel Comitato di liberazione nazionale dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943 e che, dopo avere chiesto la costituzione di un governo che fosse vera espressione delle forze che avevano condotto la lotta antifascista, continuarono la loro battaglia per la libertà dell’intero Paese, testimone in quegli anni con le regioni del nord dei momenti più duri della lotta partigiana contro i tedeschi che, dopo avere lasciato Roma, si ritiravano massacrando i civili.

Piazza Garibaldi 1943

Ed anche se il sud viveva, dopo lo sbarco degli Alleati, una sua stagione quasi estranea alla lotta partigiana sono stati comunque più di 2000 i siciliani che hanno combattuto per la Liberazione.

Pompeo Colajanni, "Comandante Barbato"

Così il partigiano Salvatore Auria, di Sommatino, nome di battaglia “Giulio”, componente della brigata Garibaldi, o il nisseno Pompeo Colajanni, il leggendario “Comandante Barbato”, che guidò uno degli ultimi assalti partigiani per la liberazione di Torino (28 aprile 1945).

E dunque, a chi vorrebbe cancellare la memoria di quel 25 aprile del 1945, pretendendo di governare un popolo senza memoria, ricordiamo invece tutti quelli che sono caduti per la libertà degli italiani, uomini e donne, ragazzi e ragazze che hanno creduto nelle loro idee, che hanno messo da parte egoismi ed interessi personali sacrificando la loro vita, perché credevano in un futuro migliore. Che tocca a noi oggi custodire e tramandare, rifuggendo dall’adorazione degli “uomini della Provvidenza” (ne è bastato uno, come ci ricorda Montanelli) e tenendo gli occhi aperti per distinguere il falso dal vero sotto il cerone del finto benessere e nella luce abbagliante dei riflettori da studio televisivo che stanno disgregando la democrazia, la solidarietà, l’unità del Paese, la dignità di un popolo intero. (rlv)