Un disegno di legge di Pagano per la Zona franca

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Un’altra proposta per un disegno di legge per l’istituzione di una Zona franca per lo sviluppo e la legalità  arriva dall’onorevole Alessandro Pagano (PdL), primo firmatario del testo presentato alla stampa alla vigilia della manifestazione del 12 marzo. Ma un disegno di legge analogo era già stato presentato nel 2008 dall’onorevole Angelo Lomaglio del Pd e poi ripreso dal senatore Giuseppe Lumia prima e dalla deputata Daniela Cardinale (entrambi del Pd) insieme ad altri esponenti siciliani dell’area di centrosinistra poi; quello stesso documento, pur essendo stato indicato come strumento indispensabile per un concreto cammino verso la legalità, attende ancora l’esame delle Camere. Ha avuto più fortuna la legge (sempre centrata sull’istituzione di una zona franca per la legalità) approvata dall’Ars nei mesi scorsi su proposta dell’onorevole Lillo Speziale. Ed oggi arriva la nuova proposta (“bipartisan” l’ha definita lo stesso onorevole Pagano perché a sottoscriverla sono stati onorevoli di centrodestra e di centrosinistra, dal PdL al Pid, dall’Udc al Pd) che, sottolinea Pagano, “non vuole essere concorrente alle altre già presentate” ed è stata ispirata (ha detto ancora Pagano) dall’intervento del giudice Roberto Scarpinato lo scorso 29 gennaio, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Quella del PD – ha detto in conferenza stampa l’onorevole Pagano – è una legge datata mentre questa, che attingerà alle risorse del Fondo per le aree sottosviluppate, è attuale e fattibile”. A rendere “datata” la proposta elaborata a suo tempo dall’onorevole Lumia sarebbe, secondo Pagano, l’introduzione oggi in Italia del federalismo municipale, che non esisteva nel 2008 e di cui si è tenuto invece conto nella nuova proposta. “Ma noi abbiamo anche indicato – dice Pagano – il passaggio di maggiori responsabilità ai comuni piuttosto che a sovrastrutture intermedie (come era invece indicato nella proposta di Lumia, che prevedeva la creazione di un consorzio). Saranno infatti le singole amministrazioni comunali a gestire le zone franche, tramite l’istituzione di uno sportello unico per le imprese, che potranno avere (secondo il disegno di legge di Pagano) consistenti esenzioni per il primo quinquennio per le imprese della zona franca (da quella totale sui redditi a quella dall’imposta regionale sulle attività produttive, dall’Ici al versamento dei contributi previdenziali, sgravi comunque previsti anche da Lumia). Destano invece perplessità le indicazioni contenute nella proposta di Pagano sulla possibilità concessa alle imprese ubicate in zona franca di ricorrere a “forme di flessibilità in materia di organizzazione e di orari di lavoro diverse da quelle stabilite dai CNL vigenti” (art. 2, comma 4) pur facendo “salve le norme sulla tutela generale del lavoro”. A vigilare per impedire infiltrazioni e condizionamenti mafiosi sarà il Ministero dell’interno, che coordinerà una serie di attività di controllo, di concerto con la Prefettura, e nominerà i “tutor antiracket” a sostegno delle imprese operanti nella zona franca (comma 1, art. 5), stesso principio contenuto nel comma 4 dell’art. 2 del disegno di legge Lumia. La copertura finanziaria del disegno di legge Pagano sulla zona franca, che dovrebbe attingere ai Fas, ammonta a 500milioni di euro per l’avvio (2012-2015). “Ma per cominciare basterebbero anche 50milioni di euro” dice il parlamentare.

Ben vengano le proposte migliorative, dunque, ma con il Paese in ginocchio sarebbe più opportuno mettere da parte le primogeniture legislative, evitare di creare ulteriori spaccature giocando su malumori interni alle coalizioni e lavorare per accelerare eventuali iter già avviati, facendo veramente un percorso bipartisan (o meglio unitario, non fosse altro che per rendere omaggio ai 150 anni della nostra Italia) e finalmente destinato alla costruzione del bene comune. (rlv)

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